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25 Settembre 2009

PERIODONTITE CRONICA E INCIDENZA DI CARCINOMA SQUAMOSO DEL DISTRETTO TESTA-COLLO

La periodontite cronica è stata identificata in questo studio come un fattore indipendente di rischio per lo sviluppo di carcinoma squamoso del distretto testa-collo. Partendo dal presupposto che evidenze scientifiche avevano già suggerito un’associazione tra infezioni/infiammazione cronica del cavo orale e malattie cardiache, ricercatori della State University of New York di Buffalo hanno valutato l’effetto della periodontite cronica sullo sviluppo di tumore al distretto testa-collo. Per lo studio sono state utilizzate tutte le diagnosi poste al Department of Dentistry and Maxillofacial Prosthetics del Roswell Park Cancer Institute tra il 1999 e il 2005, e come controlli sono stati considerati i pazienti che, nello stesso periodo, non avevano ricevuto diagnosi di neoplasia maligna. Ogni paziente di età inferiore a 21 anni, edentulo, immuno-compromesso e con storia di cancro è stato escluso dallo studio. La periodontite è stata misurata dalla perdita di osso alveolare rilevata con radiografia panoramica da un medico non al corrente (in cieco) dello stato tumorale del paziente. Sono stati inclusi 473 pazienti: 266 casi e 207 controlli. Lo studio pubblicato nella rivista Cancer Epidemiology Biomarkers and Prevention (leggi abstract originale) ha rilevato che ogni millimetro perso di osso alveolare era associato ad un rischio più che quadruplicato di carcinoma squamoso del distretto testa-collo (odds ratio 4.36; intervallo di confidenza: 3.16-6.01) dopo aggiustamento per età, sesso, razza/etnia, stato civile, fumo, alcol e numero di denti persi. L’associazione era più forte per le forme che colpivano la cavità orale, seguita da orofaringe e laringe, anche nelle persone che non avevano mai fumato o consumato alcol. È stata rilevata un’interazione significativa tra fumo e perdita di osso alveolare (p = 0.03). I pazienti con periodontite avevano maggiori probabilità di sviluppare carcinoma squamoso della cavità orale poco differenziato rispetto a coloro che non manifestavano l’infiammazione (32.8% vs 11.5%; p = 0.038). Dato che il fumo modifica questa associazione, ciò può avere implicazioni sulle strategie future di prevenzione, diagnosi e trattamento del tumore.
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