sabato, 28 novembre 2020
Medinews
15 Maggio 2009

PER CHI VIVE IN CITTA’ DIAGNOSI TUMORI PIU’ TARDIVE

Gli abitanti delle aree urbane sembra siano più a rischio di tumori in stadio avanzato, rispetto alla popolazione delle zone suburbane o delle campagne. Questa la conclusione di un nuovo studio americano, che sarà pubblicato il 15 giugno su ‘Cancer’. Dunque, secondo i ricercatori, occorre potenziare i programmi di screening e di prevenzione rivolti agli abitanti delle grandi città. Una diagnosi precoce, infatti, è legata a prospettive migliori per il paziente. Precedenti ricerche avevano già evidenziato che la popolazione a basso reddito riceve più spesso una diagnosi di tumore avanzato, ma i ricercatori americani hanno voluto concentrarsi sulle differenze tra chi vive in città e chi abita in campagna. Ebbene, al contrario di quanto si riteneva finora, le indagini condotte da Sara McLafferty dell’Università dell’Illinois e da Fahui Wang della Louisiana State University sono a sfavore dei cittadini. I dati del registro tumori dello stato dell’Illinois per gli anni 1998-2002 non lasciano dubbi, spiegano infatti i ricercatori. Il team ha esaminato le diagnosi di tumori in stadio avanzato per quattro diverse neoplasie (a seno, colon-retto, polmoni e prostata), confrontando i dati delle città (fra cui Chicago) con quelli delle aree meno popolate. Così i ricercatori hanno scoperto che per tutti e quattro i tipi di cancro il rischio era più alto nell’area più urbanizzata (Chicago, appunto), e si riduceva via via che ci si spostava in zone più rurali. Per i tumori del colon-retto e della prostata – e in modo meno esteso per quello al seno – queste disparità hanno origine principalmente dalle differenze nell’età e nell’etnia degli abitanti delle varie aree geografiche, spiegano gli scienziati Usa. I ricercatori puntano il dito contro l’alta concentrazione di popolazione vulnerabile ed economicamente svantaggiata nella zona di Chicago e in periferia, a motivo dell’alto tasso di diagnosi avanzate in quest’area urbanizzata. Al contrario, il dato delle comunità rurali rifletterebbe una maggior presenza di anziani, a più basso rischio per questo tipo di diagnosi anche a causa delle frequenti visite dal medico e perché più coinvolti in screening tumorali legati all’età. Ma queste spiegazioni “non sono sufficienti per spiegare il dato del tumore ai polmoni”, avvertono i ricercatori. Dunque ci sono in ballo anche altri fenomeni ‘protettivi’ per i ‘campagnoli’, al momento ancora poco chiari. Insomma, lo studio ribalta la comune idea che il rischio di tumori avanzati sia più alto per chi vive in campagna. “La concentrazione di elementi negativi per la salute nelle zone più altamente urbanizzate enfatizza – concludono gli scienziati – la necessità di screening più estesi nelle città, e di programmi di informazione mirati soprattutto alle popolazioni urbane più vulnerabili”.
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