Medinews
29 Aprile 2019

Pembrolizumab versus chemotherapy for previously untreated, PD-L1-expressing, locally advanced or metastatic non-small-cell lung cancer (KEYNOTE-042): a randomised, open-label, controlled, phase 3 trial

First-line pembrolizumab monotherapy improves overall and progression-free survival in patients with untreated metastatic non-small-cell lung cancer with a programmed death ligand 1 (PD-L1) tumour proportion score (TPS) of 50% or greater. We investigated overall survival after treatment with pembrolizumab monotherapy in patients with a PD-L1 TPS of 1% or greater. This randomised, open-label, phase 3 study was done in 213 medical centres in 32 … (leggi tutto)

Lo studio era già stato presentato durante eventi internazionali. Viene dimostrata la superiorità di pembrolizumab in termini di sopravvivenza globale (OS) rispetto alla chemioterapia standard in pazienti naïve (NSCLC in stadio avanzato, in assenza di mutazione attivante di EGFR o di riarrangiamento di ALK e con un’espressione di PD-L1 ≥ 1%). Cosi come è disegnato lo studio porterebbe di fatto ad un’estensione della prescrivibilità di pembrolizumab (dall’attuale condizione di pazienti con malattia in stadio avanzato ed un’espressione di PD-L1 ≥ 50%) a pazienti con espressione di PD-L1 ≥ 1% in stadio avanzato e in stadio localmente avanzato non candidabili a chirurgia e/o a trattamento combinato.
Lo studio ha previsto l’arruolamento di 1.274 pazienti in 213 centri e 32 Paesi dal dicembre 2014 a marzo 2017. I pazienti venivano randomizzati a ricevere pembrolizumab 200 mg ogni 3 settimane per un totale di 35 cicli (n = 637) o una combinazione chemioterapica a discrezione dell’investigatore (carboplatino AUC 5 – 6 più paclitaxel 200 mg/m² o pemetrexed 500 mg/m² ogni 3 settimane per 4 – 6 cicli [n = 637]). Il mantenimento con pemetrexed 500 mg/m² ogni 3 settimane era opzionale, ma fortemente raccomandato per i pazienti nel braccio con chemioterapia ad istologia non-squamosa. Fattori di stratificazione: regione (East Asia vs resto del mondo), Eastern Cooperative Oncology Group performance status (0 vs 1), istologia (squamoso vs non-squamoso), PD-L1 (≥ 50% vs 1% – 49%).
Endpoint primari: OS nei pazienti con PD-L1 ≥ 50%, ≥ 20% e ≥ 1% nella popolazione intention-to-treat, valutati sequenzialmente man mano che il dato precedente fosse stato significativo. Complessivamente, 599 pazienti (47%) avevano un’espressione ≥ 50% e 818 (64%) ≥ 20%, con 35% vs 36% con espressione da 1% a 19%, 18% vs 16% da 20% a 49%, e 47% vs 47% con PD-L1 ≥ 50%.
Il tempo mediano di follow-up era di 12,8 mesi. OS mediana in pembrolizumab vs chemioterapia 20,0 mesi vs 12,2 mesi nei pazienti con PD-L1 ≥ 50% (hazard ratio [HR] = 0,69; p = 0,0003), 17,7 mesi vs 13,0 mesi per quelli con PD-L1 ≥ 20% (HR = 0,77; p = 0,0020), e 16,7 mesi vs 12,1 per quelli con PD-L1 ≥ 1% (HR = 0,81; p = 0,0018).
RR nelle tre sottopopolazioni è stato pari a 39% vs 32%, 33% vs 29% e 27% vs 27%, con una risposta della durata pari a 20,2 mesi per pembrolizumab in tutte le popolazioni vs 10,8, 8,3 e 8,3 mesi nel braccio di chemioterapia. La sopravvivenza libera da progressione (PFS) mediana nelle tre popolazioni è stata rispettivamente di 7,1 mesi vs 6,4 mesi, 6,2 mesi vs 6,6 mesi e 5,4 mesi vs 6,5 mesi. Almeno una linea di terapia è stata effettuata nel 38% dei pazienti nel braccio di pembrolizumab e nel 44% di quelli nel braccio di chemioterapia (inclusa immunoterapia nel 3% e 20%, rispettivamente).
In termini di safety, eventi farmaco-correlati di ogni grado si sono verificati nel 63% dei casi trattati con pembrolizumab vs 90% nel braccio di chemioterapia. Eventi di grado ≥ 3 farmaco correlati si sono verificati nel 18% dei casi vs 41%, essendo quelli occorsi in ≥ 20 pazienti polmoniti (3%) nel braccio con pembrolizumab e anemia (13%), riduzione conta neutrofili (9%), neutropenia (7%), riduzione globuli bianchi (5%), riduzione piastrinica (3%) nel braccio con chemioterapia.
Un’interruzione di trattamento si è registrata nel 9% dei pazienti in entrambe i bracci, cosi come sono state uguali (2%) le morti farmaco-correlate. Eventi avversi immuno-mediati o reazioni da infusione nel 28% (8% grado ≥ 3 ) vs 7% (1% grado ≥ 3).
Questi risultati sono indubbiamente importanti in quanto completano il Quadro d’azione di pembrolizumab come monoterapia nel trattamento di prima linea dei pazienti affetti da NSCLC in stadio localmente avanzato o metastatico e con esperessione di PD-L1 ≥ 1% e richiederanno un’adeguata valutazione ed integrazione con i dati di immuno- e chemioterapia in un setting di pazienti pressochè sovrapponibile.
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