giovedì, 3 dicembre 2020
Medinews
6 Giugno 2012

PECORELLI: “L’AIFA È PARALIZZATA DA 3 MESI, SITUAZIONE IMBARAZZANTE”. DA USA ALLARME SUI COSTI DELLE CURE MA IN ITALIA IL SISTEMA TIENE

L’Aifa è “ferma, o meglio paralizzata da 96 giorni, perché due comitati sono scaduti e mancano le nomine da parte dei ministeri della Salute e dell’Economia”. La denuncia arriva dal presidente Aifa, Sergio Pecorelli, nella seconda giornata del congresso ASCO. Pecorelli ha sottolineato le ripercussioni gravi che tale situazione sta determinando sia sui pazienti sia sulle industrie farmaceutiche. “Il Comitato tecnico-scientifico e quello prezzi e rimborsi – ha spiegato Pecorelli – sono scaduti, e, dopo una proroga, sono decaduti agli inizi di marzo. Le nuove nomine spettano alle Regioni, che hanno già provveduto, ed ai ministeri della Salute e dell’Economia, che però non le hanno ancora varate”. In questo momento, ha affermato Pecorelli, “siamo in una situazione imbarazzante perché non possiamo agire. La nostra attività è quindi ferma e la politica nazionale ancora non ha dato risposta”. Tutto questo, ha denunciato il presidente Aifa, “è molto grave: vi sono infatti farmaci per cui l’autorizzazione in commercio è fondamentale e urgente, ad esempio per i farmaci oncologici. Questo stallo dunque – ha continuato Pecorelli – sta rappresentando un grande problema per i pazienti, ma anche per le aziende farmaceutiche da un punto di vista economico. Spero la situazione si risolva al più presto”.
Il 30% delle pubblicazioni presentate all’Asco, ha sottolineato Pecorelli, riguarda quest’anno temi legati ai costi dei farmaci, alla sostenibilità e all’appropriatezza. Un problema, quello dei farmaci oncologici in particolare, ha detto, “molto sentito in Usa, dove il costo per la salute rappresenta il 19% del Pil. In Italia, dove tale spesa è il 7-9% del Pil, la situazione presenta ovviamente delle differenze, anche perché il nostro sistema costa la metà e garantisce le cure a tutti”. In generale, ha spiega, i farmaci oncologici sono tra i più cari: “In Italia essi rappresentano il 25% della spesa ospedaliera per i medicinali, pari a 1,536 mld di euro. Tuttavia sul totale della spesa ospedaliera, quella per farmaci oncologici rappresenta il 4%. Inoltre, negli ultimi 4 anni, la spesa per tali farmaci si è pressoché stabilizzata, passando da 1,390 mld del 2008 ai 1,550 mld del 2010 e 1,530 mld del 2011; al contrario, la spesa per farmaci ospedalieri in generale è aumentata da 5,612 mld del 2008 a 7 mld del 2011”. Dunque, se è vero che i farmaci oncologici hanno un alto costo, ha rilevato Pecorelli, è “però anche vero che in Italia si è adottato un modello virtuoso che punta all’uso appropriato di tali medicinali attraverso un monitoraggio diretto con i medici prescrittori ed un sistema di rimborso per i farmaci che non hanno effetto sul paziente da parte delle aziende. Si controlla quindi l’efficacia della risposta ai farmaci da parte del paziente, per evitare prescrizioni inutili o inappropriate che, in Europa, raggiungono secondo stime di 4-5 anni fa il 37%”. Un modello che però, ha avvertito Pecorelli, potrebbe non ‘reggere’ più a fronte di un ulteriore rialzo dei costi. Il futuro, ha sottolineato il presidente Aifa, ci sta però portando ad una vera ‘rivoluzione’: il cancro si può oggi infatti classificare su base molecolare grazie alle conoscenze della genetica. Il futuro quindi, ha spiegato, “vedrà sempre meno farmaci per un singolo tumore e sempre più farmaci per le varie sottoclassi specifiche per quel tipo di neoplasia. Questo vuol dire che le terapie saranno sempre più specifiche”. Tuttavia, secondo Pecorelli, “i costi, teoricamente, dovrebbero diminuire, perché sia la diagnosi molecolare sia la fabbricazione di nuove sostanze costerà sempre meno. E’ dunque possibile – ha affermato – che si arrivi ad una diminuzione dei costi per le molecole innovative, ma a patto che si considerino tutti gli elementi di un percorso complessivo”. L’accento sulla sostenibilità che arriva dal Congresso mondiale in Usa, dunque, conclude il presidente Aifa, “è giusto, perché i costi per la salute crescono in tutto il mondo, tuttavia l’appropriatezza è la chiave di svolta”.
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