domenica, 25 settembre 2022
Medinews
29 Aprile 2014

PEAK: STUDIO RANDOMIZZATO, MULTICENTRICO, DI FASE II, DI PANITUMUMAB O BEVACIZUMAB IN COMBINAZIONE CON FOLFOX6 MODIFICATO IN PAZIENTI NON TRATTATI CON TUMORE METASTATICO DEL COLON-RETTO, NON OPERABILE, CON ESONE 2 KRAS ‘WILD-TYPE’

Nei pazienti con tumori KRAS ‘wild-type’ all’esone 2, la sopravvivenza libera da progressione (PFS) è risultata simile, mentre la sopravvivenza globale (OS) era migliore con panitumumab in combinazione con fluorouracile, leucovorina e oxaliplatino modificata (mFOLFOX6), rispetto a bevacizumab e mFOLFOX6. I pazienti con tumori RAS ‘wild-type’ sembrano avere un maggiore beneficio clinico con la terapia anti-EGFR (epidermal growth factor receptor). I ricercatori dello studio PEAK (in Italia, il gruppo dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Santa Maria della Misericordia di Udine) hanno valutato l’efficacia della combinazione di panitumumab con mFOLFOX6, rispetto a bevacizumab e mFOLFOX6, in pazienti con tumore metastatico del colon-retto ‘wild-type’ all’esone 2 (codoni 12 e 13) del gene KRAS, non trattati precedentemente. Obiettivo secondario pre-specificato era la valutazione degli effetti del trattamento in un’analisi estesa di RAS che includeva gli esoni 2, 3 e 4 di KRAS e NRAS. I pazienti con tumori ‘wild-type’ all’esone 2 di KRAS sono stati randomizzati (1:1) a panitumumab e mFOLFOX6 oppure a bevacizumab e mFOLFOX6. Endpoint primario era la PFS e gli endpoint secondari includevano OS e sicurezza. Nello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), sono stati randomizzati 285 pazienti e 278 hanno ricevuto il trattamento. Nel gruppo ‘intent-to-treat’ con esone 2 di KRAS ‘wild-type’, la PFS è risultata simile nei due bracci (hazard ratio [HR] 0.87, IC 95%: 0.65 – 1.17; p = 0.353). La OS mediana era 34.2 e 24.3 mesi, rispettivamente nei bracci randomizzati a panitumumab e bevacizumab (HR 0.62, IC 95%: 0.44 – 0.89; p = 0.009). Nel sottogruppo RAS ‘wild-type’ (‘wild-type’ agli esoni 2, 3 e 4 di KRAS e NRAS), la PFS ha favorito il braccio randomizzato a panitumumab (HR 0.65, IC 95%: 0.44 – 0.96; p = 0.029). La OS mediana era 41.3 e 28.9 mesi (HR 0.63, IC 95%: 0.39 – 1.02; p = 0.058) nei bracci randomizzati rispettivamente a panitumumab e bevacizumab e i tassi di interruzione del trattamento per eventi avversi erano simili nei due bracci. In conclusione, nei pazienti con tumori KRAS ‘wild-type’ all’esone 2, il trattamento con panitumumab e FOLFOX6 modificato ha offerto una sopravvivenza libera da progressione simile e una sopravvivenza globale migliore rispetto a bevacizumab, in combinazione a FOLFOX6 modificato. Quindi, i pazienti con tumori RAS ‘wild-type’ sembrano avere un beneficio clinico maggiore con la terapia anti-EGFR.
In attesa dei dati dallo studio randomizzato di fase III CALGB 80405 – afferma il dott. Gianpiero Fasola, Direttore del Dipartimento di Oncologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria S. Maria della Misericordia di Udine -, le indicazioni fornite da questo trial di fase 2 si allineano perfettamente a quelle di altri studi (PRIME, FIRE 3) confermando l’importanza della analisi molecolare estesa nella selezione dei candidati a terapia con EGFR-inibitori in prima linea. La sopravvivenza mediana di 41.3 mesi, ottenuta nella popolazione RAS ‘wild type’, è probabilmente il miglior risultato sin qui raggiunto in questi pazienti, ma il valore statistico del dato è limitato dalla dimensione del campione e dal fatto che si tratta di un’analisi per sottogruppi, nella quale bisognerebbe modificare il livello di significatività per ciascun confronto (per correggere la “diseguaglianza di Bonferroni”). Non essendo disponibili i dati sulla popolazione con mutazione di BRAF, resta incerto se lo stesso vantaggio possa essere trasferito anche a questo gruppo di pazienti.
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