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21 Marzo 2013

PAZIENTI NON ELEGGIBILI: COME TRATTARE IL CARCINOMA RENALE NEGLI ESCLUSI DAGLI STUDI CLINICI

Le terapie target sembrano sicure nella maggior parte di questi malati, anche con ridotta funzione renale; preesistenti comorbilità cardiache limitano però l’uso di sunitinib

Le terapie target sono attualmente lo standard di cura per il carcinoma renale metastatico; cinque inibitori della via VEGF (sorafenib, sunitinib, bevacizumab in combinazione con interferone-alfa, pazopanib e axitinib) e due inibitori di mTOR (everolimus e temsirolimus) sono stati approvati dalla FDA per il carcinoma renale metastatico sulla base dei risultati di studi randomizzati di fase III (RCT). Tuttavia, molti sottogruppi di pazienti sono esclusi dall’arruolamento per gli stretti criteri di eleggibilità applicati. La tossicità e l’efficacia delle terapie target in queste popolazioni sono tuttora sconosciute. I ricercatori della Cleveland Clinic, Lerner College of Medicine, hanno condotto una ricerca sul database di PubMed relativa agli RCT di fase III, registrativi, che hanno portato all’approvazione di questi agenti da parte della FDA. Sono state controllate le registrazioni a www.ClinicalTrials.gov in relazione alle pubblicazioni identificate ed entrambe sono state valutate rispetto ai criteri di eleggibilità per l’arruolamento dei pazienti. Basandosi su questi dati, la ricerca su PubMed ha interessato studi prospettici e retrospettivi che hanno valutato la tossicità e l’efficacia delle terapie target per il carcinoma renale metastatico nei sottogruppi di pazienti non eleggibili. Lo studio pubblicato sulla rivista World Journal of Urology (leggi abstract) ha interessato la revisione dei dati pubblicati relativi a tossicità ed efficacia in vari sottogruppi di pazienti non eleggibili, compresi quelli con carcinoma renale non a cellule chiare, basso performance status, ridotta funzione renale, metastasi al sistema nervoso centrale, comorbilità cardiache significative e precedente terapia sistemica. In conclusione, le terapie target attualmente disponibili sembrano sicure nella maggior parte dei pazienti non eleggibili agli studi, inclusi quelli con ridotta funzionalità renale. Tuttavia, i pazienti che presentano comorbilità cardiache preesistenti sono a rischio più alto di sviluppare tossicità cardiaca se trattati con sunitinib. Le terapie target sembrano avere dunque una certa efficacia nella stabilizzazione della malattia in queste popolazioni, ma il loro uso è limitato per le rare risposte parziali. Studi prospettici di coorte sono quindi necessari per valutare accuratamente la sicurezza e l’efficacia di queste terapie nei vari sottogruppi di pazienti non eleggibili.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 3 – Marzo 2013
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