venerdì, 27 novembre 2020
Medinews
7 Dicembre 2017

Participant selection for lung cancer screening by risk modelling (the Pan-Canadian Early Detection of Lung Cancer [PanCan] study): a single-arm, prospective study

Results from retrospective studies indicate that selecting individuals for low-dose CT lung cancer screening on the basis of a highly predictive risk model is superior to using criteria similar to those used in the National Lung Screening Trial (NLST; age, pack-year, and smoking quit-time). We designed the Pan-Canadian Early Detection of Lung Cancer (PanCan) study to assess the efficacy of a risk prediction model to select candidates for lung cancer screening, with the aim of … (leggi tutto)

L’utilizzo della TC spirale come metodo di diagnosi precoce nei soggetti a rischio per lo sviluppo di tumore polmonare è già considerato routinario negli Stati Uniti, sulla base dei dati dello studio NLST pubblicati sul NEJM nel 2011.
In questo studio, in 8 centri canadesi, vengono selezionati prospetticamente 2.537 soggetti fra i 50 e i 75 anni di età sulla base di un modello di rischio noto (PanCan model). La ripetizione di 3 esami su questa popolazione porta ad un incidenza cumulativa di tumori polmonari rilevati pari a 0,065 (IC 95%: 0,055 – 0,075) con un follow up di 5,5 anni. L’incidenza descritta in questo studio è risultata essere superiore rispetto a quella descritta nello studio NLST, che prevedeva una sequenza di valutazione molto simile allo studio canadese, ma con una selezione della popolazione non basata su modelli di rischio, bensì semplicemente su caratteristiche cliniche (fondamentalmente l’età e l’abitudine tabagica).
Il detection rate basale nello studio canadese risulta di 5,1% ossia 129 soggetti con cancro su 2.537 screenati (che indubbiamente solleva il potenziale problema dell’overdiagnosi), mentre il tasso scende a 0,3% 1 anno dopo (T1) e all’1% 3 anni dopo (T4). Interessante il dato su casi intervallari che sono solo 10 su un totale di 172 diagnosi di cancro.
Un messaggio importante riguarda la presenza o assenza di noduli al basale ponendo i soggetti senza noduli in una situazione con un rischio di 1 su 25 nei successivi 2 anni, rispetto (per esempio) a soggetti con noduli di almeno 1 mm al basale che presentano un rischio più elevato.
Cosi come dal NLST anche dalla lettura di questo studio molti quesiti restano insoluti quali chi sia esattamente la popolazione da screenare, se l’impiego delle tecniche maggiormente impiegate da questi programmi sia “safe” (esistono già dati con l’impiego di ultra low dose CT), quali siano le tempistiche di esecuzione più adeguate…e altri quesiti che hanno indubbiamente risvolti scientifici ed anche economici.
Sempre in attesa dei risultati finali dello studio NELSON, per ora la letteratura italiana può sicuramente trarre beneficio dai molti validi lavori e dati che provengono dal gruppo di Ugo Pastorino e coll. che si sono oltretutto fatti promotori del dato fondamentale di dover associare la prevenzione primaria a quella strumentale come elemento imprescindibile, cosi come aver sottolineato il vantaggio della valutazione volumetrica rispetto a quella bidimensionale adottata nel NLST.
Per completezza si segnala anche l’European position statement on lung screening (leggi).
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