Medinews
24 Giugno 2014

‘OUTCOME’ DEI PAZIENTI CON SARCOMA E ALTRI TUMORI MESENCHIMALI CHE HANNO PARTECIPATO A STUDI DI FASE I: ANALISI DI SOTTOGRUPPO DI UN DATABASE EUROPEO DI FASE I

Lo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) suggerisce che, nei pazienti con sarcoma, i fattori prognostici non differiscono da quelli di un’ampia popolazione arruolata in studi di fase I. Sebbene i sarcomi costituiscano solo l’1% di tutti i tumori solidi, i pazienti con sarcoma comprendono un’ampia proporzione di pazienti inclusa in studi di fase I a causa del limitato numero di farmaci registrati o attivi per queste malattie. Per aiutare la selezione dei pazienti, ricercatori europei (in Italia, il gruppo SENDO di Milano [Southern Europe New Drug Organization, fondazione non-profit di cui fanno parte membri dell’Istituto Mario Negri, dell’Istituto Nazionale Tumori e dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, dell’Istituto Oncologico della Svizzera Italiana di Bellinzona e dell’Ospedale Vall d’Hebron di Barcellona]) hanno valutato l’utilità del punteggio predittivo del Royal Marsden (Royal Marsden Score) che è stato ottenuto da pazienti con carcinoma. Gli stessi hanno, inoltre, analizzato l’efficacia e la tossicità sulla popolazione con sarcoma arruolata in studi di fase I, utilizzando i dati da un database europeo che comprendeva 2182 pazienti trattati in studi di fase I in 14 centri europei tra il 2005 e il 2007. In totale, sono stati identificati 178 pazienti che avevano ricevuto diagnosi di sarcoma avanzato o altri tumori mesenchimali e che comprendevano 217 partecipazioni a studi di fase I durante il periodo in oggetto. Il tipo istologico, la classe di farmaci, il numero di siti metastatici, un’elevata attività lattato deidrogenasica (LDH) nel siero, bassi livelli di albumina e un elevato numero di leucociti nel sangue sono stati identificati quali fattori prognostici indipendenti; un basso performance status (PS), metastasi epatiche e un elevato numero di leucociti sono stati associati ad aumentato rischio di morte precoce. La classe di farmaci utilizzati era il più potente fattore predittivo di durata della sopravvivenza libera da progressione (PFS) e gli inibitori di angiogenesi e istone-deacetilasi quelli che davano i risultati migliori. Un basso PS, un elevato livello di LDH nel siero e un basso numero di linfociti sono stati correlati a una PFS più breve. In questa popolazione eterogenea, la PFS con agenti sperimentali sembrava comparabile a quanto precedentemente pubblicato per i pazienti che avevano ricevuto trattamenti standard oltre la prima linea. In conclusione, i fattori prognostici nei pazienti con sarcoma non differiscono da quelli di una più ampia popolazione arruolata in studi di fase I. Le misure dell’efficacia suggeriscono che alcuni pazienti con sarcoma possono trarre beneficio dalla terapia in quest’ambito che potrebbe quindi essere preso in considerazione per i pazienti per i quali non esistono altre opzioni di trattamento standard.
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