Medinews
20 Gennaio 2015

‘OUTCOME’ CLINICI DI TRATTAMENTI PER IL TUMORE DELLA PROSTATA RESISTENTE ALLA CASTRAZIONE SOMMINISTRATI IN TERZA O QUARTA LINEA DOPO FALLIMENTO DI DOCETAXEL E ALTRE TERAPIE DI SECONDA LINEA: RISULTATI DI UNO STUDIO MULTICENTRICO ITALIANO

La disponibilità di nuovi agenti attivi in pazienti con tumore della prostata resistente alla castrazione, metastatico, in progressione dopo trattamento con docetaxel, ha favorito la loro utilizzazione in sequenza per ottenere un beneficio cumulativo di sopravvivenza. Ricercatori italiani, coordinati dal gruppo dell’Ospedale Santa Chiara di Trento, hanno valutato i dati di ‘outcome’ clinico relativi a un’ampia coorte di pazienti con tumore prostatico resistente alla castrazione, metastatico, che avevano ricevuto un nuovo agente in terapia di terza linea dopo fallimento del trattamento con docetaxel e con un nuovo agente diverso. Per ottenere questo, hanno riesaminato retrospettivamente le cartelle cliniche di pazienti che avevano ricevuto almeno due nuovi agenti in successione, dopo fallimento di docetaxel, e hanno calcolato il valore prognostico indipendente di una serie di covariate di pretrattamento sulla misura di ‘outcome’ primario di sopravvivenza globale, utilizzando l’analisi di regressione di Cox. Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista European Urology (leggi abstract) hanno esaminato 260 pazienti che avevano ricevuto un nuovo agente in terza linea tra gennaio 2012 e dicembre 2013, includendo 38 pazienti che avevano ricevuto un ulteriore nuovo agente in terapia di quarta linea. La sopravvivenza mediana libera da progressione e globale dall’inizio della terapia di terza linea erano rispettivamente 4 e 11 mesi, senza differenze significative tra i nuovi agenti. Performance status e livelli di emoglobina e fosfatasi alcalina erano i soli fattori prognostici indipendenti. Le limitazioni dello studio sono principalmente il disegno retrospettivo e il limitato numero di pazienti trattati con alcune sequenze. In conclusione, i ricercatori italiani non hanno potuto dimostrare differenze degli ‘outcome’ clinici con i nuovi agenti somministrati in terza linea, indipendentemente dalla precedente terapia con un nuovo agente. Rimane dunque aperto il dibattito sulla scelta della sequenza di trattamento dopo docetaxel. I dati di questo studio non supportano la superiorità di nessuno dei tre nuovi agenti introdotti per la terapia di terza linea, indipendentemente dal nuovo agente precedentemente somministrato.
“Nel carcinoma della prostata resistente alla castrazione – afferma il dott. Orazio Caffo, primo autore dello studio e responsabile US DH Oncologico, UO Oncologia Medica, Ospedale Santa Chiara di Trento – stiamo assistendo allo sviluppo di uno scenario molto simile a quello che abbiamo visto nel carcinoma renale: la contemporanea disponibilità di nuovi farmaci tutti in grado di migliorare il controllo di malattia ha aperto la possibilità di un loro utilizzo sequenziale. Tuttavia, tale utilizzo non è supportato in maniera adeguata da evidenze cliniche e recenti dati hanno dimostrato che alcune varianti dei recettori per gli androgeni possono rappresentare un meccanismo di resistenza comune per abiraterone ed enzalutamide, ma forse anche per i taxani mettendo in evidenza il rischio di una resistenza crociata tra di loro. Un recente studio condotto in Italia – ha aggiunto il dott. Caffo – ha analizzato la più grossa serie retrospettiva di pazienti trattati con almeno due dei nuovi farmaci dopo terapia di prima linea con docetaxel. Esso ha messo in evidenza non solo una sostanziale sovrapponibilità tra le possibili sequenze ma ha anche evidenziato dei tassi di riposta progressivamente minori man mano che il numero di linee terapeutiche cresce, come d’altronde era intuibile. Il dato più rilevante dello studio è, tuttavia, la possibilità di identificare quei pazienti che possono realmente ottenere un beneficio clinico dall’uso in terza linea dei farmaci di nuova generazione. Nella realtà italiana, ma anche europea, i nuovi farmaci sono stati ampiamente utilizzati in programmi di accesso allargato prima di essere immessi in commercio: di conseguenza l’impatto economico del loro uso sequenziale è stato molto limitato. Ora che, però, la scelta di un trattamento sequenziale avviene in pratica clinica, visto l’elevato costo di questi farmaci, si impone una seria riflessione sul reale beneficio clinico che essi possono dare quando utilizzati in terza se non in quarta linea. In un’epoca in cui assistiamo a una drammatica contrazione delle risorse disponibili, diventa indispensabile trovare dei fattori che consentano di selezionare i pazienti che realmente si gioveranno di questi trattamenti con un significativo prolungamento della sopravvivenza e il lavoro pubblicato su European Urology tenta di dare una chiave di lettura in questo senso”.
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