domenica, 24 ottobre 2021
Medinews
25 Novembre 2014

OTTIMIZZAZIONE DEL TRATTAMENTO CON FARMACI ANTITUMORALI NELLE PAZIENTI CON CANCRO IN GRAVIDANZA: ANALISI FARMACOCINETICA DELLE ALTERAZIONI INDOTTE DALLA GESTAZIONE SU DOXORUBICINA, EPIRUBICINA, DOCETAXEL E PACLITAXEL

I clinici dovrebbero essere consapevoli della più bassa esposizione ai farmaci delle donne in gravidanza e non dovrebbero ridurre la dose a priori. Le pazienti in gravidanza affette da cancro sono sempre più sottoposte al trattamento con farmaci antitumorali, sebbene sia tuttora poco chiaro l’impatto specifico delle alterazioni fisiologiche indotte dalla gestazione sulla farmacocinetica degli antitumorali e delle implicazioni associate a regimi con dosi ottimali. Obiettivo dei ricercatori olandesi e belgi era quantificare le alterazioni, durante la gravidanza, della farmacocinetica di quattro farmaci antitumorali più frequentemente usati (doxorubicina, epirubicina, docetaxel e paclitaxel) e determinare l’associazione con i necessari aggiustamenti di dose. In questo studio pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract) è stata condotta un’analisi combinata dei dati di farmacocinetica di pazienti in gravidanza (Pr) o non gravide (NPr) che assumevano doxorubicina (16 Pr/59 NPr), epirubicina (14 Pr/57 NPr), docetaxel (3 Pr/32 NPr) e paclitaxel (5 Pr/105 NPr). Modelli compartimentali non lineari a effetto misto sono stati utilizzati per descrivere la farmacocinetica e gli effetti della gestazione. In un secondo momento, gli autori hanno elaborato anche i dati dei regimi ottimizzati di dose per ottenere la stessa area sotto la curva concentrazione-tempo (AUC) delle donne non in gravidanza. L’effetto della gestazione sui volumi di distribuzione di doxorubicina, epirubicina, docetaxel e paclitaxel è stato stimato come variazione rispettivamente di < 1.32, < 2.08, < 1.37 e < 4.21 volte, con adeguata precisione (errore standard relativo [RSE] < 37%). Con doxorubicina, non è stato osservato alcun effetto della gravidanza sulla ‘clearance’ del farmaco; mentre per epirubicina, docetaxel e paclitaxel è stata calcolata rispettivamente una variazione di 1.1 (RSE 9%), 1.19 (RSE 7%) e 1.92 (RSE 21%) volte la ‘clearance’. La necessità di aggiustamento della dose, calcolata per doxorubicina, epirubicina, docetaxel e paclitaxel, era rispettivamente pari a +5.5%, +8.0%, +16.9% e +37.8% mentre le stime di variazione della durata dell’infusione erano marginali (< 4.2%), eccetto che per paclitaxel (-21.4%). In conclusione, i clinici dovrebbero essere consapevoli della ridotta esposizione ai farmaci durante la gravidanza e non dovrebbero diminuire la dose a priori. La riduzione di esposizione era più evidente con docetaxel e paclitaxel, effetto supportato dalle note alterazioni fisiologiche che si manifestano durante la gestazione. Tuttavia, gli aggiustamenti di dose suggeriti dovrebbero essere applicati soltanto dopo aver condotto ulteriori studi di conferma della farmacocinetica in gravidanza.
Il dott. Fedro Alessandro Peccatori, Direttore dell’Unità di Fertilità e Procreazione, Divisione di Oncologia Ginecologica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, conferma che “nelle pazienti gravide con neoplasie maligne è possibile somministrare la chemioterapia anche durante la gravidanza, in particolare tra la sedicesima e la trentatreesima settimana gestazionale. Il rischio di malformazioni congenite del feto non è infatti aumentato, anche se è stata registrata un’incidenza lievemente superiore di parti prematuri e neonati con basso peso alla nascita. D’altra parte, la gravidanza induce cambiamenti nella velocità di filtrazione glomerulare, nei livelli di albumina, e nell’attività di molti sistemi enzimatici come CYP3A4 e UGTB7. Sarebbe quindi molto utile valutare la farmacocinetica dei chemioterapici più frequentemente somministrati durante la gestazione al fine di poter somministrare dosaggi adeguati”. Peccatori inoltre afferma che, “in questo lavoro, J. G. Coen van Hasselt e collaboratori riportano i dati farmacocinetici relativi a doxorubicina, epirubicina, docetaxel e paclitaxel somministrati durante la gravidanza, utilizzando un modello misto non lineare, che consente di confrontare i risultati ottenuti con quelli attesi al di fuori della gravidanza. I dati suggeriscono che durante la gravidanza i livelli circolanti di docetaxel e paclitaxel sarebbero inferiori del 16.9% e 37.8%, rispettivamente, mentre quelli di doxorubicina e di epirubicina sarebbero inferiori del 10% rispetto ai dosaggi degli stessi farmaci somministrati in pazienti non gravide”. E il dott. Peccatori conclude che “le linee guida relative al trattamento dei tumori in gravidanza suggeriscono già che la dose dei chemioterapici debba essere calcolata secondo il peso della paziente al momento della somministrazione della chemioterapia, senza aggiustamenti per il peso corporeo ideale o pre-gravidanza. Questo lavoro aggiunge evidenza a questa raccomandazione e suggerisce che, qualora altri dati supportino quanto riportato, si potrebbe considerare un adattamento del dosaggio per lo meno per i taxani. Sarebbe molto interessante avere le stesse evidenze anche per gli altri farmaci utilizzati in gravidanza, in particolare ciclofosfamide e platino-derivati”.
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