domenica, 5 febbraio 2023
Medinews
27 Aprile 2010

NUOVO ANTAGONISTA PER CANCRO ALLA PROSTATA RESISTENTE ALLA CASTRAZIONE

Da uno studio di fase 1-2 sono emersi risultati incoraggianti sull’attività antitumorale di MDV3100, un antagonista dei recettori degli androgeni, in pazienti con cancro alla prostata resistente alla castrazione chirurgica. Questo studio conferma nell’uomo i risultati osservati in studi preclinici che indicavano una persistente attivazione del segnale del recettore degli androgeni quale causa della malattia. MDV3100 è un antagonista degli androgeni che blocca il loro legame al recettore e previene la traslocazione nucleare e il reclutamento del complesso ligando-recettore. Poiché lo sviluppo del cancro alla prostata resistente alla castrazione dipende da un segnale continuo androgeno-recettore, i ricercatori statunitensi afferenti al Prostate Cancer Foundation/Department of Defense Prostate Cancer Clinical Trials Consortium hanno valutato l’attività antitumorale e la sicurezza di MDV3100 in pazienti con questo tipo di tumore. Lo studio di fase 1-2 è stato condotto su 140 pazienti in cinque grossi centri oncologici statunitensi. I pazienti con cancro alla prostata progressivo, metastatico, resistente alla castrazione, sono stati arruolati in coorti di 3-6 pazienti e sottoposti a dosi crescenti del farmaco, partendo da una dose iniziale di 30 mg. Le dosi giornaliere finali studiate sono state: 30 mg (n = 3), 60 mg (27), 150 mg (28), 240 mg (29), 360 mg (28), 480 mg (22) e 600 mg (3). L’obiettivo primario dello studio era valutare il profilo di sicurezza e tollerabilità di MDV3100 e stabilire la massima dose tollerata. Nello studio pubblicato sulla rivista The Lancet (leggi abstract originale), gli autori hanno osservato l’effetto antitumorale a tutte le dosi utilizzate, e una diminuzione nel siero del 50% o superiore di antigene specifico (PSA) in 78 pazienti (56%) e delle risposte in mucosa in 13 di 59 pazienti (22%), una stabilizzazione delle metastasi ossee in 61 di 109 pazienti (56%) e la conversione da sfavorevole a favorevole del numero di cellule tumorali circolanti in 25 di 51 pazienti (49%). L’esame PET su 22 pazienti, per valutare il blocco del recettore degli androgeni, ha mostrato una diminuzione del legame di 18F-fluoro-5alfa-diidrotestosterone a dosi giornaliere comprese tra 60 e 480 mg (range 20-100%). Il tempo mediano alla progressione era 47 settimane (IC 95%: 34-non raggiunto), per la progressione radiologica. La dose giornaliera massima tollerata con trattamento protratto (> 28 giorni) era 240 mg. L’evento avverso più comune di grado 3-4 era fatigue dose-dipendente (in 16 pazienti; 11%), che in genere si è risolto con la riduzione della dose.
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