giovedì, 26 novembre 2020
Medinews
6 Aprile 2009

NUOVA TECNICA PERMETTE DI DISTINGUERE I MELANOMI

E’ stata sviluppata una nuova tecnica che permette di distinguere i semplici nei dai melanomi maligni misurando le differenze nei livelli di alcuni marcatori genetici. Lo ha annunciato un gruppo di ricercatori della Clinica del melanoma della Ucsf in uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences. Gli esami microscopici standard o le biopsie dei tessuti possono fornire indicazioni ambigue e interpretabili soggettivamente. La nuova tecnica, invece, permetterà di dirimere di casi più difficili. In un ampio studio effettuato su casi già diagnosticati in precedenza, la nuova tecnica ha permesso di distinguere tra nei innocui e melanomi con una percentuale di successo maggiore del 90 per cento, con notevoli risultati anche nei casi prima considerati dubbi. Il melanoma e’ in grado di produrre metastasi in ogni organo del corpo ed e’ difficile da trattare nei suoi stadi avanzati. Alcuni progressi nei tassi di sopravvivenza sono stati raggiunti principalmente grazie a diagnosi più precoci. Proseguendo sulla stessa strada, la diagnosi basata su analisi genetiche associata alle attuali pratiche convenzionali potrebbe consentire un ulteriore miglioramento. Nel corso della ricerca, i ricercatori hanno utilizzato la tecnica di microarray per identificare circa mille geni umani presenti in differenti proporzioni di soggetti con diagnosi di melanoma in confronto a soggetti con nevi benigni. Lo studio si e’ poi ristretto su cinque geni che mostravano più alti livelli di attività nei casi di melanoma rispetto al gruppo dei nevi benigni, misurandone i livelli di espressione, e sulle proteine codificate da questo ristretto insieme di geni. Per sviluppare e testare la tecnica diagnostica i ricercatori hanno esaminato i livelli di cinque biomarcatori in 693 campioni di tessuto utilizzati in precedenza per la diagnosi e li hanno poi confrontati con il giudizio di un patologo. I biomarcatori si sono così rivelati fattori predittivi statisticamente significativi rispetto alla effettiva presenza di un melanoma. Inoltre, le proteine hanno mostrato diversi schemi di attività differenti nei due tipi di tessuto, candidandosi a divenire un ulteriore e ancora più discriminante indicatore diagnostico. “Speravamo di trovare chiare differenze diagnostiche nell’intensità dell’espressione genica, ma abbiamo ottenuto qualcosa di più”, ha commentato Mohammed Kashani-Sabet, che ha coordinato lo studio. “Lo schema di attività tra lo strato più superficiale e quello più profondo del tessuto – ha aggiunto – era assai differente nel caso del melanoma rispetto a quello del nevo benigno: ciò rappresenta un tratto di grande importanza ai fini diagnostici”. Sebbene alcuni dei geni e alcune proteine fossero indicatori più forti rispetto ad altri, il gruppo di ricerca ha trovato che la combinazione di tutti e cinque consente di raggiungere la più alta accuratezza: la specificità, ovvero la percentuale di referti negativi corretti – in questo caso, i riscontri di nei benigni – e’ stata del 95 per cento, mentre la sensibilità – cioè la percentuali di referti positivi corretti, in questo caso, diagnosi di melanomi – e’ arrivata al 91 per cento. Infine, la nuova strategia, ha permesso di diagnosticare correttamente il 75 per cento dei casi più difficili.
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