sabato, 28 novembre 2020
Medinews
15 Gennaio 2009

NOTA ALL’ARTICOLO “Sorafenib in Advanced Hepatocellular Carcinoma” di Llovet et al.

Nel numero di dicembre del New England Journal of Medicine sono apparsi vari commenti all’articolo pubblicato da Llovet et al. a luglio nella stessa rivista (leggi abstract originale), di cui abbiamo pubblicato il sommario nel primo numero di Liver Cancer Newsgroup (visualizza testo). I commenti di Giancarlo Spinzi e Silvia Paggi [N Engl J Med. 2008 Dec 4;359(23):2497-8; author reply 2498-9] dell’ospedale Valduce di Como riguardano l’impatto del trattamento sulla qualità di vita dei pazienti, data l’elevata incidenza di eventi avversi legati al trattamento nei pazienti trattati con sorafenib (80% rispetto a 52% nel gruppo placebo) e la bassa incidenza di ipertensione di grado 3 nei due gruppi (2% nel gruppo trattato con sorafenib e <1% nel placebo), vista l’elevata incidenza globale di eventi avversi di ogni grado (23.4%) e di ipertensione di alto grado (5.7) riportata in studi clinici su sorafenib. Mehmet Copur [N Engl J Med. 2008 Dec 4;359(23):2498; author reply 2498-9] del Saint Francis Cancer Center di Grand Island (USA), invece, ha puntato sulla valutazione del beneficio clinico, particolarmente difficile in pazienti con comorbilità epatica e ha notato che pur essendo valutati i livelli di alfa-fetoproteina come indicatore prognostico di sopravvivenza non ne sono stati espressi i risultati. Ad ultimo, Daniel H. Palmer [N Engl J Med. 2008 Dec 4;359(23):2498; author reply 2498-9] dell’Università di Birmingham (Regno Unito) ha suggerito la programmazione di studi sulla terapia di combinazione di sorafenib e doxorubicina, oltre ad altre terapie target molecolari. Gli autori dello studio SHARP, Josep M. Llovet e Jordi Bruix, pur concordando con la scelta di valutare la qualità di vita dei pazienti in trattamento oncologico, che comunque è stata valutata applicando il questionario Functional Assessment of Cancer Therapy-Hepatobiliary Symptom Index 8 (FSH8-TSP) senza identificare differenze nei due gruppi, hanno fatto notare che pur essendo più frequenti gli effetti avversi legati alla terapia, quelli legati alla malattia (nel gruppo placebo) sono stati altrettanto frequenti. Inoltre spiegano la bassa incidenza di ipertensione di grado 3, con la presenza di sottostante cirrosi che può causare vasodilatazione periferica e ipotensione arteriosa. Per quanto concerne invece le possibili combinazioni di sorafenib con la chemioterapia, fanno notare che mentre le terapie target molecolari hanno dimostrato una certa efficacia sul tumore al fegato, la chemioterapia non lo ha fatto e congiuntamente alla elevata frequenza di effetti collaterali gravi non sembra la più indicata per una possibile combinazione con sorafenib.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 1 – Gennaio 2009
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