giovedì, 25 febbraio 2021
Medinews
20 Gennaio 2015

NIVOLUMAB NEL MELANOMA SENZA MUTAZIONE BRAF NON TRATTATO PRECEDENTEMENTE

Nivolumab sarebbe associato a significativi miglioramenti della sopravvivenza globale e della sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con melanoma metastatico senza mutazione BRAF, non trattati precedentemente, rispetto a dacarbazina. In uno studio di fase III, che ha incluso pazienti con melanoma metastatico refrattario a ipilimumab, nivolumab è stato associato a tassi di risposta obiettiva più elevati della chemioterapia. L’utilizzo di nivolumab nei pazienti con melanoma avanzato non trattati precedentemente non era mai stato testato in uno studio controllato di fase III. Ricercatori europei (in Italia, i gruppi dell’Ospedale Universitario di Siena, Istituto Oncologico Veneto, IRCCS di Padova, Istituto Regina Elena di Roma e Istituto Nazionale dei Tumori, Fondazione G. Pascale di Napoli) e australiani hanno randomizzato 418 pazienti, non trattati precedentemente, affetti da melanoma metastatico senza mutazione BRAF, a nivolumab (3 mg/kg di peso corporeo ogni 2 settimane in associazione a placebo di dacarbazina ogni 3 settimane) oppure a dacarbazina (1000 mg/m2 di superficie corporea ogni 3 settimane in associazione a placebo di nivolumab ogni 2 settimane). Endpoint primario era la sopravvivenza globale. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi testo), il tasso globale di sopravvivenza a un anno era 72.9% (intervallo di confidenza [IC] 95%: 65.5 – 78.9) nel gruppo trattato con nivolumab, rispetto a 42.1% (IC 95%: 33.0 – 50.9) nel gruppo con dacarbazina (hazard ratio di morte 0.42, IC 99.79%: 0.25 – 0.73; p < 0.001). La sopravvivenza mediana libera da progressione era 5.1 mesi nel gruppo con nivolumab vs 2.2 mesi in quello con dacarbazina (hazard ratio di morte o progressione della malattia 0.43, IC 95%: 0.34 – 0.56; p < 0.001) e il tasso di risposta obiettiva era rispettivamente 40.0% (IC 95%: 33.3 – 47.0) vs 13.9% (IC 95%: 9.5 – 19.4) (odds ratio 4.06; p < 0.001). Il beneficio di sopravvivenza con nivolumab, rispetto a dacarbazina, è stato osservato in tutti i sottogruppi pre-specificati, inclusi quelli definiti dallo stato PD-L1 (programmed death ligand 1). Eventi avversi comuni associati a nivolumab includevano fatigue, prurito e nausea. Eventi avversi di grado 3 o 4, correlati al farmaco, si sono manifestati nell’11.7% dei pazienti trattati con nivolumab e nel 17.6% di quelli trattati con dacarbazina. In conclusione, nivolumab è stato associato a significativi miglioramenti della sopravvivenza globale e libera da progressione, quando comparato a dacarbazina, nei pazienti con melanoma metastatico senza una mutazione BRAF, non trattati precedentemente.
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