sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
25 Ottobre 2010

NGR-hTNF IN PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO AVANZATO GIÀ TRATTATI

Il derivato di fusione a target vascolare (NGR-hTNF) presenta buona tollerabilità ed efficacia come singolo agente in seconda linea, dopo l’inefficacia delle terapie di prima linea. Il carcinoma epatico è un tumore caratterizzato da elevata vascolarizzazione e prognosi sfavorevole. L’NGR-hTNF è un nuovo agente a target vascolare che deriva dalla fusione del fattore di necrosi tumorale (alfa) umano (hTNF) con il peptide tumorale NGR, che a sua volta si lega selettivamente all’aminopeptidasi N espressa in elevata quantità nei vasi sanguigni tumorali. Oncologi dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano hanno esaminato 27 pazienti con carcinoma epatico in stadio avanzato resistenti a terapie locoregionali (59%; range: 1-3), sistemiche (52%; range: 1-3) o entrambe (33%) che hanno ricevuto un trattamento di NGR-hTNF (0.8 microg/m2) ogni 3 settimane con l’obiettivo primario di estendere la sopravvivenza libera da progressione. In questi pazienti non è stata osservata alcuna tossicità di grado 3 e 4 legata al trattamento. Gli effetti tossici più frequenti includevano brividi di durata breve di grado lieve o moderato (63%). La sopravvivenza mediana libera da progressione è stata di 2.3 mesi (IC 95%: 1.7 – 2.9). Una risposta completa, ancora presente alla data della pubblicazione, è stata osservata in un paziente refrattario a sorafenib dopo 20 mesi di trattamento e una risposta parziale in un paziente in classe Child-Pugh B, con una percentuale di risposta del 7%. Sei pazienti (22%) hanno manifestato stabilizzazione della malattia. Il tasso di controllo della malattia è risultato del 30% ed è stato mantenuto per un tempo di sopravvivenza mediana libera da progressione di 4.3 mesi. La sopravvivenza mediana è stata di 8.9 mesi (IC 95%: 7.5 – 10.2). In un sottogruppo di 12 pazienti resistenti a sorafenib, la percentuale di risposta è stata dell’8% e la sopravvivenza mediana di 9.5 mesi. Nello studio pubblicato sul British Journal of Cancer (leggi abstract originale) gli autori suggeriscono approfondimenti dell’efficacia del nuovo derivato sul carcinoma epatico.
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