Medinews
24 Marzo 2009

NEW ENGLAND, DUE STUDI SUL PSA COME SCREENING DEL TUMORE DELLA PROSTATA

Sono stati pubblicati sul New England Journal of Medicine due studi, uno europeo (che ha coinvolto 182mila uomini di sette Paesi europei) e l’altro americano (condotto dal National Cancer Institute su 77mila pazienti di dieci centri sanitari) sull’utilizzo del Psa come screening del tumore alla prostata. I due trial sono stati giudicati dal Direttore dell’American Cancer Society, Otis Brawley, “tra i più importanti fatti nella storia della sanità per la salute umana”. I pazienti delle due indagini sono stati scelti casualmente per essere testati o no con il Psa e sono stati seguiti per dieci anni, durante i quali ricercatori hanno tenuto il conto dei decessi valutando, insieme ai partecipanti, se lo screening aveva fatto la differenza. Lo studio americano non ha riscontrato sostanziali differenze fra il gruppo di pazienti sottoposti al test e quelli che sono stati controllati soltanto tramite esplorazione rettale. Dalla ricerca europea invece sembra emergere una situazione meno netta: il tasso di mortalità sembra ridotto, sebbene il Psa risulti associato a un alto rischio di sovradiagnosi. Limitare il test ai casi selezionati, insomma, è fondamentale per arginare i falsi allarmi. E gli eventuali “inutili” interventi chirurgici o terapie anticancro su pazienti anziani, con una malattia in fase iniziale o poco aggressiva, che non influisce sulla loro normale aspettativa di vita.
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