lunedì, 4 maggio 2026
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8 Giugno 2009

NEUROBLASTOMA DEL BAMBINO, STUDIO COG DI FASE III

È un anticorpo chimerico anti-GD2 (ch14.18) che combinato al fattore di crescita GM-CSF (Granulocyte Macrophage Colony Stimulating Factor) e ad Interleuchina (IL)-2 potrà migliorare la sopravvivenza nei pazienti con neuroblastoma ad alto rischio. Lo conferma uno studio di fase III condotto dal Children’s Oncology Group (COG) e presentato ad Orlando al congresso annuale dell’Asco (leggi abstract originale), appena concluso. L’anticorpo monoclonale anti-GD2 ch14.18 già in studi preclinici e clinici iniziali aveva mostrato efficacia nel neuroblastoma quando combinato con GM-CSF o IL-2. In questo studio, condotto da ricercatori della University of California di San Diego, la combinazione dei tre agenti è stata associata alla terapia standard di acido 13-cis-retinoico (AR), somministrato dopo risposta completa (RC) o buona remissione parziale (BRP) alla terapia intensiva di induzione e consolidazione, per valutare se questa associazione migliorasse la prognosi dei pazienti con neuroblastoma ad alto rischio. I pazienti, che avevano ottenuto RC o BRP alla terapia di induzione e che avevano ricevuto terapia di consolidazione mieloablativa con cellule staminali di recupero sono stati randomizzati ad AR per 6 cicli (terapia standard) oppure ad AR per 6 cicli associati a 5 cicli concomitanti di ch14.18 combinato a GM-CSF o IL-2 in cicli alternati (ImmRx). All’1 dicembre 2009, erano stati randomizzati 226 pazienti eleggibili: 113 alla terapia standard e 113 a ImmRx. La terapia standard è stata ben tollerata, mentre ImmRx è stata associata a dolore di grado 3 (21% dei 670 cicli), aumento di permeabilità vascolare (7.3%) e reazioni allergiche (7.2%). Ad un follow-up di 2.1 anni dopo la randomizzazione, la sopravvivenza libera da eventi era significativamente più alta nei pazienti in trattamento con ImmRx (p = 0.0115), che presentavano una stima di sopravvivenza a 2 anni del 66±5% rispetto a 46±5% in quelli in terapia standard (83 eventi osservati, corrispondenti al 61% del valore atteso). Anche la sopravvivenza globale è stata significativamente maggiore con ImmRx (p = 0.0223; 86±4% vs 75±5% a 2 anni). I buoni risultati parziali ottenuti con ImmRx hanno permesso di sospendere in anticipo la randomizzazione.
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