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30 Marzo 2010

NESSUN INCREMENTO DI MORTALITÀ PER USO PROLUNGATO DELLA CONTRACCEZIONE ORALE

In uno studio condotto su una popolazione molto ampia, la contraccezione orale non è stata associata ad un aumentato rischio di morte nel lungo termine. Il bilancio rischio-beneficio, tuttavia, può variare in dipendenza delle caratteristiche d’uso della contraccezione orale e del rischio basale per la malattia. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Aberdeen, Foresterhill Health Centre, hanno valutato il rischio di mortalità in donne dopo uso prolungato di contraccettivi orali, rispetto a donne che non li avevano assunti. Hanno condotto uno studio prospettico di coorte, iniziato nel 1968, nel quale i dati di mortalità sono stati forniti dai medici di famiglia coinvolti nel progetto, dai registri centrali del National Health Service o da entrambi. Sono stati coinvolti 1400 ambulatori di medicina generale in tutto il Regno Unito e 46112 donne sono state seguite per 39 anni (al massimo), per un totale di 378006 donne-anno di osservazione per quelle che non hanno mai usato la contraccezione orale e di 819175 donne-anno di osservazione per le utilizzatrici. I rischi relativi di morte per tutte le cause e di morte specifica, aggiustati e standardizzati, tra le donne che non avevano mai usato e quelle che assumevano contraccezione orale sono stati calcolati dai ricercatori britannici. Lo studio pubblicato nella rivista British Medical Journal (leggi abstract originale) ha indicato 1747 decessi tra le donne non utilizzatrici e 2864 decessi in quelle che avevano fatto uso di contraccezione orale. Rispetto a coloro che non avevano assunto contraccettivi orali, le utilizzatrici avevano un rischio di morte per tutte le cause leggermente più basso (rischio relativo aggiustato 0.88, intervallo di confidenza 95%: 0.82 – 0.93). Le stesse mostrano anche percentuali (significative) più basse di morte per tutti i tipi di cancro, cancro dell’intestino crasso/retto, corpo uterino e ovarico, principali tumori ginecologici combinati, per tutte le malattie circolatorie, per malattia ischemica cardiaca e per tutte le altre malattie. Avevano però un tasso più alto di morte violenta. Nessuna associazione è stata osservata tra mortalità globale e durata della contraccezione orale, sebbene alcune relazioni con malattie specifiche erano apparenti. Un aumentato rischio relativo di morte per tutte le cause tra utilizzatrici e coloro che non avevano mai assunto contraccettivi orali è stato osservato nelle donne sotto i 45 anni, che ne avevano interrotto l’uso fino a 5-9 anni prima della fine dello studio, ma non in quelle che avevano smesso molto prima. La riduzione assoluta della mortalità per tutte le cause stimata tra le utilizzatrici era 52 per 100000 donne-anno. La contraccezione orale, quindi, non è stata associata ad aumentato rischio di morte nel lungo termine, anche se un netto beneficio è risultato apparente. Il bilancio rischio-beneficio può però essere alterato in relazione al tipo di utilizzo della contraccezione orale e al rischio basale della malattia.
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