giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
1 Settembre 2017

Neoadjuvant Chemotherapy Prior to Radical Cystectomy for Muscle-Invasive Bladder Cancer With Variant Histology

Neoadjuvant chemotherapy in pure urothelial bladder cancer provides a significant survival benefit. However, to the authors’ knowledge, it is unknown whether this benefit persists in histological variants. The objective of the current study was to assess the effect of neoadjuvant chemotherapy on the probability of non-organ-confined disease and overall survival after radical cystectomy (RC) in patients with histological variants. Querying the National Cancer Data … (leggi tutto)

Nei pazienti affetti da carcinoma uroteliale infiltrante della vescica (cT2-T4, N0, M0) ad istologia uroteliale pura il trattamento chemioterapico neoadiuvante con combinazioni a base di cisplatino rappresenta lo standard terapeutico, determinando un vantaggio assoluto in sopravvivenza a 5 anni del 5%. Quale sia il ruolo della chemioterapia neodiuvante nelle altre varianti istologiche (es: neuroendocrina, micropapillare, squamosa e sarcomatoide) rimane ad oggi controverso dal momento che i pazienti affetti da tali varianti istologiche non sono stati inclusi negli studi clinici randomizzati volti a valutarne l’efficacia. Gli autori di questo studio retrospettivo hanno cercato di chiarire questo aspetto utilizzando i dati raccolti nel National Cancer Data Base su oltre 2.000 pazienti sottoposti a cistectomia radicale tra il 2003 ed il 2012 per carcinoma della vescica con varianti istologiche non uroteliali. Nel sottogruppo di pazienti con differenziazione neuroendocrina la chemioterapia neoadiuvante ha determinato un vantaggio sia in termini di sopravvivenza globale che di malattia organo-confinata al momento della cistectomia. Nei pazienti con variante micropapillare, sarcomatoide e adenocarcinoma la chemioterapia neoadiuvante a base di cisplatino ha determinato una riduzione del rischio di malattia non organo-confinata al momento della cistectomia rispetto ai pazienti sottoposti in prima istanza a trattamento chirurgico. Tale vantaggio non si è però tradotto in un vantaggio in sopravvivenza globale, probabilmente in relazione alla maggiore aggressività di queste varianti istologiche. Nessun vantaggio invece, né in termini di estensione di malattia nè di sopravvivenza globale, è stato riscontrato nei pazienti con istologia squamosa come conseguenza probabilmente del maggior rischio di progressione locale di malattia, che rappresenta pertanto un forte razionale all’esecuzione precoce della cistectomia, omettendo la chemioterapia neoadiuvante in questi pazienti. Nonostante la sua natura retrospettiva, questo studio rappresenta la miglior evidenza scientifica attualmente disponibile circa il trattamento chemioterapico neoadiuvante nelle diverse varianti non uroteliali di tumore della vescica. In attesa di studi più solidi, può pertanto essere d’aiuto nella definizione del miglior iter terapeutico da proporre ai nostri pazienti che presentano tali rare varianti, a prognosi peraltro più sfavorevole.
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