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20 Dicembre 2010

NEFRECTOMIA CITORIDUTTIVA NEI PAZIENTI CON CARCINOMA RENALE METASTATICO TRATTATI CON ANTI-VEGF

La terapia con agenti target allunga la sopravvivenza globale, ma un’analisi di sottogruppo secondo rischio ha evidenziato un beneficio marginale in pazienti a rischio sfavorevole

La terapia target anti-VEGF (vascular endothelial growth factor) rappresenta il trattamento standard nei pazienti con carcinoma renale metastatico. Il ruolo della nefrectomia citoriduttiva nell’era dei nuovi agenti rimane tuttavia al momento poco definita. Ricercatori del Kidney Cancer Center, Dana Farber Cancer Institute di Boston hanno riesaminato retrospettivamente le caratteristiche basali e gli esiti di 314 pazienti con carcinoma renale metastatico naïve alla terapia anti-VEGF, trattati in centri oncologici di Stati Uniti e Canada, per studiare l’impatto della nefrectomia citoriduttiva sulla sopravvivenza globale. I pazienti che sono stati sottoposti a nefrectomia citoriduttiva (n = 201) erano più giovani (p < 0.01) e avevano più probabilità di mostrare un performance status di Karnofsky migliore (p < 0.01), di avere più di un sito di metastasi (p < 0.04) e più bassi livelli di calcio (p < 0.01), rispetto a quelli che non avevano subito una nefrectomia citoriduttiva (n = 113). In analisi univariata, la nefrectomia citoriduttiva è stata associata alla sopravvivenza globale mediana di 19.8 mesi, rispetto ai 9.4 mesi nei pazienti che non erano stati sottoposti a nefrectomia citoriduttiva (HR 0.44, IC 95%: 0.32 – 0.59; p < 0.01). In analisi multivariata, e dopo aggiustamento per i fattori di rischio noti, la differenza sulla sopravvivenza globale rimaneva in favore del gruppo sottoposto a nefrectomia citoriduttiva (HR aggiustato 0.68, IC 95%: 0.46 – 0.99; p = 0.04). In analisi di sottogruppo, stratificate secondo i criteri di rischio favorevole/intermedio/sfavorevole, i pazienti nel gruppo a rischio sfavorevole mostravano un beneficio solo marginale (p = 0.06). Analogamente, i pazienti con performance status di Karnofsky inferiore all’80% traevano un beneficio minimo sulla sopravvivenza. (p = 0.08). Nello studio retrospettivo pubblicato sul Journal of Urology (leggi abstract originale), la nefrectomia citoriduttiva è stata associata indipendentemente ad una sopravvivenza globale mediana più lunga nei pazienti con carcinoma renale metastatico trattati con agenti target anti-VEGF, anche se il beneficio è risultato solo marginale nei pazienti con caratteristiche di rischio sfavorevole.


Renal Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2010
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