mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
11 Marzo 2013

MUTAZIONI E DELEZIONI SOMATICHE DEL GENE E-CADHERIN PREDICONO BASSA SOPRAVVIVENZA IN PAZIENTI CON TUMORE GASTRICO

Alterazioni somatiche nel gene CDH1 esistono in tutti gli ambiti clinici e gli istotipi di tumore gastrico e sono associati a tassi di sopravvivenza variabili. La ricerca di queste alterazioni alla diagnosi di tumore gastrico può permettere di predire la prognosi e probabilmente anche migliorare la gestione dei questi pazienti. La prognosi del tumore gastrico è infausta e i motori della patogenesi molecolare sono tuttora largamente sconosciuti. La chirurgia quindi rimane l’opzione primaria di trattamento di questo tumore. Scopo dello studio pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract) era esaminare l’impatto delle alterazioni somatiche in CDH1 sulla prognosi e sopravvivenza dei pazienti con tumore gastrico. Ricercatori dell’Università di Siena, Istituto Toscano Tumori e Azienda Ospedaliera Universitaria Senese, in collaborazione con colleghi dell’Università di Oporto e del VU University Medical Center di Amsterdam, hanno analizzato in una serie di 246 pazienti con tumore gastrico sporadico o familiare (diffuso e intestinale) la presenza di mutazioni somatiche in CDH1, ipermetilazione del promotore e perdita di eterozigosi (LOH), con sequenziamento utilizzando PCR. L’espressione della proteina E-cadherin è stata determinata con dosaggio immuno-istochimico e sono state analizzate le associazioni tra i dati molecolari, clinico-patologici e di sopravvivenza. I risultati indicano che alterazioni somatiche del gene CDH1 sono presenti in circa il 30% dei pazienti con tumore gastrico. Entrambi i tipi istologici di tumore gastrico sporadico mostrano LOH nel 7.5% dei pazienti, mutazioni nell’1.7% e ipermetilazione nel 18.4%. Tumori primari di carcinoma gastrico ereditario diffuso, che non presentano alterazioni germinali in CDH1, mostrano esclusivamente ipermetilazione del promotore del gene CDH1 nel 50% dei pazienti. Nei tumori gastrici familiari intestinali (FIGC) è stata evidenziata LOH nel 9.4% dei pazienti e ipermetilazione nel 17.0%. Le alterazioni in CDH1 non sono associate a un particolare schema di espressione di E-cadherin. È importante notare inoltre che il peggiore tasso di sopravvivenza di questi pazienti è stato osservato nei tumori gastrici portatori di alterazioni strutturali in CDH1, preferenzialmente quelli che appartengono alle famiglie FIGC. In conclusione, alterazioni somatiche in CDH1 esistono in tutti gli ambiti clinici e istotipi di tumore gastrico e sono associate a tassi diversi di sopravvivenza. Lo screening alla diagnosi può dunque predire la prognosi e probabilmente migliorare la gestione di questi pazienti.
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