mercoledì, 2 dicembre 2020
Medinews
7 Dicembre 2017

Mutations in Homologous Recombination Genes and Outcomes in Ovarian Carcinoma Patients in GOG 218: an NRG Oncology/Gynecologic Oncology Group Study

We hypothesized that mutations in homologous recombination repair (HRR) genes beyond BRCA1 and BRCA2 improve outcomes for ovarian carcinoma (OC) patients treated with platinum therapy and would impact the relative benefit of adding prolonged bevacizumab. Experimental Design: We sequenced DNA from blood and/or neoplasm from 1,195 women enrolled in GOG-0218, a randomized phase III trial in advanced OC of bevacizumab added to carboplatin and … (leggi tutto)

Lo studio ha analizzato le 1.195 donne con carcinoma ovarico di prima diagnosi arruolate nello studio GOG 218 e ha testato, attraverso un sequenziamento genico di NGS (next generation sequencing), le mutazioni di 16 geni coinvolti nel sistema di ricombinazione omologa che ripara il danno alla doppia elica del DNA. Lo studio giunge a tre interessanti conclusioni:
1. L’incidenza di malfunzionamento dell’HRD nelle pazienti di nuova diagnosi è 25%. Questa percentuale è superiore alla soglia di detection rate del 10% che i genetisti si pongono per effettuare i test genetici, suggerendo così, come già riportato nelle linee guida, l’effettuazione del test in tutte le pazienti con carcinoma dell’ovaio di nuova diagnosi;
2. Le mutazioni di HRD si associano a prognosi migliore. E questo è importante per il counseling della paziente;
3. Il bevacizumab funziona sia nelle pazienti con mutazione HRD sia in quelle senza malfunzionamento e questo ha implicazioni sulla scelta terapeutica della paziente.
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