venerdì, 30 luglio 2021
Medinews
24 Marzo 2017

Multicenter, Phase III, Randomized, Double-Blind, Placebo-Controlled Trial of Pravastatin Added to First-Line Standard Chemotherapy in Small-Cell Lung Cancer (LUNGSTAR)

Treating small-cell lung cancer (SCLC) remains a therapeutic challenge. Experimental studies show that statins exert additive effects with agents, such as cisplatin, to impair tumor growth, and observational studies suggest that statins combined with anticancer therapies delay relapse and prolong life in several cancer types. To our knowledge, we report the first large, randomized, placebo-controlled, double-blind trial of a statin with standard-of-care for … (leggi tutto)

A fronte di continui (minimi e maggiori) cambiamenti nelle strategie terapeutiche del NSCLC, viene registrato l’ennesimo insuccesso per il microcitoma. L’utilizzo delle statine viene spesso associato ad una riduzione della mortalità, essendoci in letteratura dati per il carcinoma prostatico, mammario, esofageo, colorettale. A fronte di ciò, in almeno 4 studi randomizzati verso placebo, il dato di efficacia non viene confermato. Dati preclinici su colture cellulari di carcinoma polmonare descrivono una riduzione della proliferazione, migrazione e crescita con l’aggiunta di statine.
Lo studio britannico di fase III LUNGSTAR viene condotto in 846 pazienti affetti da SCLC (malattia limitata: 43% o estesa: 57%) trattati in 91 centri inglesi dal febbraio 2007 al gennaio 2012. La maggior parte dei pazienti erano fumatori e la sede più frequente di metastatizzazione era il fegato e le ghiandole surrenaliche. I pazienti venivano randomizzati a ricevere fino a 6 cicli con cisplatino (o carboplatino) ed etoposide ogni 3 settimane in associazione a pravastatin 40 mg/die (n = 422) o placebo (n = 424) per 2 anni. L’eventuale trattamento radiante veniva effettuato secondo pratica clinica locale.
Il 22% dei pazienti risultava ineleggibile in quanto già utilizzatore di statine. L’obiettivo primario era l’overall survival (nella popolazione ‘intent-to-treat’). L’overall survival mediana era pari a 10,6 mesi vs 10,7 (hazard ratio [HR] = 1,01; p = 0,90), e l’overall survival a 2 anni era pari al 14,1% vs 13,2%. Nessun beneficio dall’aggiunta della statina viene registrato nell’analisi per sottogruppi secondo performance status, età, sesso, tipo di platino, presenza o meno di versamento pleurico e presenza o meno di interessamento linfonodale. La progression-free survival è 7,7 mesi vs 7,3 (HR = 0,98; p = 0,81), con un tasso a 1 e 2 anni del 25,3% vs 24,2% e 7,5% vs 7,2%, rispettivamente. Nessuna differenza nemmeno per il RR (69,0% vs 69,1%) e nella distribuzione degli effetti collaterali. Sebbene nella discussione venga sollevato il dubbio che l’inefficacia possa essere dovuta alla dose e/o al tipo di statina impiegata, gli autori concludono che questo studio va a consolidare il dato degli altri (più piccoli) trials randomizzati, che già non evidenziavano alcun vantaggio dall’addizione delle statine alla terapia standard rispetto al placebo. A questo punto resta da chiedersi quale significato possano avere altri trials attualmente in corso (quali NCT02360618, NCT01980823, NCT01038154, NCT02161822, NCT02483871, NCT02569645 e NCT02029573), che sicuramente dovrebbero prevedere almeno un’analisi ad interim, con eventuale interruzione del recruitment nel caso in cui venga accertata la futilità del trattamento.
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