sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
26 Ottobre 2010

MORTE IMPROVVISA: IL DEFIBRILLATORE NON AUMENTA LA SOPRAVVIVENZA NEI PAZIENTI INFARTUATI

Le attuali linee guida per la prevenzione della morte cardiaca improvvisa non raccomandano l’uso del defibrillatore cardioverter impiantabile (ICD) entro i 40 giorni successivi a un infarto miocardico. I ricercatori della Ludwig-Maximilian Universität di Monaco, in Germania, hanno testato l’ipotesi che i pazienti ad aumentato rischio trattati precocemente con ICD abbiano maggiore sopravvivenza di quelli che ricevono solo la terapia medica ottimale. Lo studio randomizzato, prospettico e multicentrico ha coinvolto 62.944 pazienti non-selezionati con infarto del miocardio. Un totale di 898 pazienti sono stati arruolati da 5 a 31 giorni dopo l’evento cardiaco se rispondevano a certi criteri clinici. Degli 898 pazienti, 445 sono stati assegnati in maniera casuale a ricevere un trattamento con defibrillatore cardioverter impiantabile e 453 alla sola terapia medica. Durante un follow-up medio di 37 mesi, 233 pazienti sono deceduti: 116 nel gruppo ICD e 117 nel gruppo controllo. La mortalità generale non è risultata ridotta nel gruppo defibrillatore-cardioverter impiantabile. Sono state osservate meno morti cardiache improvvise nel gruppo ICD che nel gruppo controllo, ma il numero dei decessi cardiaci non improvvisi è risultato più elevato. In conclusione, la terapia preventiva con ICD non ha ridotto la mortalità generale tra i pazienti con infarto acuto del miocardio.

Xagena salute – N Engl J Med
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