venerdì, 17 aprile 2026
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11 Maggio 2011

MORTALITÀ TARDIVA DOPO TRAPIANTO DI FEGATO

Nuove strategie sono necessarie, tra queste la prevenzione della recidiva della malattia, una migliore selezione dei recipienti e la prevenzione dei fattori di rischio di morte

La sopravvivenza a lungo termine dei pazienti non è migliorata anche dopo l’introduzione del trapianto di fegato. Nello studio pubblicato sulla rivista Transplantation (leggi abstract originale), ricercatori inglesi dell’Università di Cambridge hanno cercato di spiegare le possibili ragioni. I tassi di mortalità e le cause di morte sono state accertate in 4483 adulti, sottoposti ad allotrapianto primario di fegato, che erano sopravvissuti uno o più anni dopo il trapianto eseguito tra il 1994 e il 2007, e identificati attraverso lo UK Transplant Database. Sono state valutate le associazioni con il decesso, la causa di morte e il re-trapianto. La mortalità nei pazienti britannici che sono sopravvissuti più di un anno dopo il trapianto di fegato era più che raddoppiata rispetto a quanto atteso nella popolazione generale e non è migliorata durante il periodo di studio, indipendentemente dalla causa della malattia epatica, dall’età e dal sesso del recipiente del trapianto e dall’età del donatore. Le principali cause di morte erano neoplasia maligna (30.6%), insufficienza multifunzionale (10.0%), infezione (9.8%), malattia cardiaca (8.7%) e fallimento del trapianto (9.8%). La mortalità dopo un anno è stata associata a malattia epatica da eziologia pre-trapianto legata all’alcool (hazard ratio [HR] = 2.10), epatite autoimmune o criptogenica (HR = 1.68), epatite da virus B (HR = 2.51) e carcinoma epatico (HR = 4.19). Il re-trapianto è stato invece correlato a età del recipiente (HR = 0.95 per anno), età del donatore (HR = 1.02 per anno) ed epatite da virus C (HR = 2.04). Il carcinoma epatico e l’età del recipiente sono state associate a morte legata al cancro (odds ratio = 1.87 e 1.02 per anno) e, infine, l’età del recipiente a morte di origine cardiaca (odds ratio = 1.06 per anno). Sono quindi necessarie, secondo gli autori, strategie per ridurre la mortalità tardiva dopo trapianto epatico, che possono riguardare la prevenzione della recidiva della pre-esistente malattia, una migliore selezione dei recipienti e la prevenzione dei fattori di rischio di morte nei lungo-sopravviventi dopo trapianto di fegato.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 5 – Maggio 2011
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