sabato, 5 dicembre 2020
Medinews
14 Dicembre 2010

MORTALITÀ PER TRAPIANTO ALLOGENICO: DATI A 10 ANNI DI DISTANZA

Negli ultimi dieci anni, si è osservata una progressiva riduzione del rischio di morte per trapianto allogenico di cellule ematopoietiche, oltre ad un aumento della sopravvivenza nel lungo termine. Gli esiti migliori sembrano essere correlati alla riduzione del danno d’organo, delle infezioni e della reazione acuta grave da rigetto (GVHD, graft-versus host disease). Ricercatori del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle hanno analizzato la mortalità globale, la mortalità non preceduta da recidiva, le condizioni maligne ricorrenti e la frequenza e severità delle complicanze maggiori del trapianto, inclusa la GVHD, e le complicanze epatiche, renali, polmonari e infettive, in 1418 pazienti che hanno ricevuto il loro primo trapianto allogenico nel centro di Seattle nel periodo 1993 – 1997 e in altri 1148 pazienti che hanno ricevuto il loro primo trapianto allogenico nel periodo 2003 – 2007. Componenti del punteggio della Valutazione Pretrapianto di Mortalità (Pretransplant Assessment of Mortality, PAM) sono stati usati in modelli di regressione per l’aggiustamento per la severità della malattia al momento del trapianto. Nel periodo 2003 – 2007, rispetto al precedente periodo, è stata osservata una diminuzione significativa della mortalità non preceduta da recidiva, sia a 200 giorni (del 60%) che globale (del 52%), del tasso di recidiva o della progressione della neoplasia maligna (del 21%) e della mortalità globale (del 41%), dopo aggiustamento per i componenti del punteggio PAM. I risultati dello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) erano comparabili quando le analisi erano limitate ai pazienti che ricevevano terapia mieloablativa di condizionamento. Gli autori hanno anche osservato una riduzione significativa del rischio di GVHD grave, di infezioni virali, batteriche o fungine e di danno a fegato, reni e polmoni. Lo studio è stato finanziato dai National Institutes of Health.
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