giovedì, 2 febbraio 2023
Medinews
27 Luglio 2010

MORTALITÀ PER CANCRO ALLA PROSTATA DOPO SCREENING DI POPOLAZIONE

Uno studio durato 14 anni e finanziato dalla Swedish Cancer Society, dal Swedish Research Council e dall’Istituto Nazionale Svedese per il Cancro ha dimostrato una riduzione della mortalità per cancro alla prostata dopo screening del PSA (prostate-specific antigen) sulla popolazione svedese. Gli autori però affermano che il rischio di eccesso di diagnosi è evidente e il numero di casi da trattare è equivalente a quello osservato con lo screening del cancro alla mammella. Il beneficio dello screening per il cancro alla prostata è tuttavia favorevole rispetto ad altri programmi di prevenzione. Nei Paesi sviluppati il tumore prostatico è una della principali cause di morte da neoplasie maligne nel sesso maschile. Una delle strategie per diminuire il rischio di morte per questa patologia è appunto lo screening del PSA, tuttavia il rapporto rischio – beneficio è ancora dubbio e ampie discussioni rimangono aperte. A dicembre 1994, 20000 uomini nati tra il 1930 e il 1944 sono stati randomizzati in rapporto 1:1, mediante programmi computerizzati, dai registri di popolazione per partecipare allo screening del PSA ogni 2 anni (n = 10000) o entrare nel gruppo di controllo non soggetto a screening programmato (n = 10000). I maschi nel primo gruppo sono stati invitati allo screening fino all’età massima mediana di 69 anni (range: 67 – 71) e solo le persone che mostravano elevazione del PSA sono state sottoposte a ulteriori esami, come ispezione rettale digitale o biopsia prostatica. L’endpoint primario dello studio era la mortalità cancro-specifica, analizzata secondo il principio ‘intention-to-screen’. Lo studio è ancora in corso per gli individui che non hanno ancora raggiunto il limite massimo di età stabilito per lo screening del PSA. L’articolo, pubblicato nella rivista The Lancet Oncology (leggi abstract originale), è il primo tra i report pianificati nello studio e mostra l’incidenza cumulativa cancro-specifica e la mortalità calcolata al 31 dicembre 2008. I ricercatori della Sahlgrenska Academy dell’Università di Göteborg in Svezia hanno escluso dalle analisi 48 uomini in ogni gruppo, per morte o emigrazione prima della data di randomizzazione o ancora per cancro alla prostata prevalente. Nei maschi randomizzati allo screening, 7578 dei 9952 (76%) hanno eseguito il test almeno una volta. Durante il follow-up mediano, 1138 uomini nel gruppo di screening e 718 nel gruppo di controllo hanno ricevuto diagnosi di cancro alla prostata, con conseguente incidenza cumulativa di cancro alla prostata del 12.7% nel primo gruppo e dell’8.2% nel secondo gruppo (hazard ratio 1.64, IC 95%: 1.50 – 1.80; p < 0.0001). La riduzione assoluta del rischio cumulativo di morte per cancro alla prostata dopo 14 anni di follow-up è stata dello 0.40% (IC 95%: 0.17 – 0.64): dallo 0.90% nel gruppo di controllo allo 0.50% nel gruppo sottoposto a screening. Il rapporto percentuale di morte per cancro prostatico nei maschi sottoposti a screening rispetto al gruppo di controllo è stato dello 0.44 (IC 95%: 0.28 – 0.68; p = 0.0002). Dallo studio si desume infine che per prevenire un caso di morte per cancro allo prostata è necessario porre 12 diagnosi e invitare allo screening 293 uomini (IC 95%: 177 – 799).
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