Medinews
8 Luglio 2014

MISURE DEGLI ‘OUTCOME’ DEL TUMORE MAMMARIO METASTATICO: SUGGERIMENTI DAL MONDO REALE

Non esiste trattamento ‘gold standard’ per il tumore mammario metastatico. La decisione clinica si basa sulla conoscenza dei fattori prognostici e predittivi che sono estrapolati da studi clinici e che talvolta non sono direttamente trasferibili al mondo reale. Inoltre, è stato notato un disallineamento tra gli endpoint utilizzati durante lo sviluppo dei farmaci e le misure di ‘outcome’ nella pratica clinica. I ruoli della sopravvivenza globale (OS) e della sopravvivenza libera da progressione (PFS) come endpoint primari nell’ambito degli studi clinici sono oggetto di acceso dibattito. I ricercatori dell’Ospedale Universitario, Università di Udine e Ospedale Generale di Gorizia ricordano che l’informazione nella pratica clinica routinaria su questi parametri è potenzialmente utile per pianificare nuovi studi e/o interpretare i risultati della ricerca clinica. Lo studio pubblicato sulla rivista Oncologist (leggi abstract) ha analizzato l’impatto delle caratteristiche del paziente e del tumore sulle principali misure di ‘outcome’ con diverse linee di trattamento in una coorte di 472 pazienti trattate per il tumore mammario metastatico; sono state analizzate OS, PFS e sopravvivenza dopo la progressione (PPS). Lo studio ha mostrato come le caratteristiche biologiche e cliniche possano avere un diverso valore prognostico con varie linee di terapia per il tumore mammario metastatico. Dopo il trattamento di prima linea, la PPS mediana nei gruppi di pazienti con tumore mammario luminale A, luminale B e HER2(human epidermal growth factor receptor 2)-positivo era superiore a 12 mesi e la scelta della OS come endpoint primario negli studi clinici potrebbe non essere appropriata per questi sottotipi. Al contrario, la sopravvivenza globale potrebbe essere un endpoint appropriato quando sia attesa una sopravvivenza dopo la progressione più breve (ad esempio nel sottotipo triplo-negativo, dopo trattamento di prima linea, oppure in altri sottotipi, dopo la terza linea). Le potenziali implicazioni di questi risultati sono dunque sia cliniche che metodologiche.
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