mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
5 Ottobre 2010

METILFENIDATO A LUNGO TERMINE IN SOPRAVVIVENTI DA CANCRO IN ETÀ PEDIATRICA

Benefici su attenzione e comportamento possono essere ottenuti e mantenuti nel tempo con la somministrazione di metilfenidato protratta almeno un anno nei sopravviventi da cancro sviluppato in età giovanile. In studi a breve termine, il metilfenidato (farmaco utilizzato efficacemente nei bambini con disturbi dell’attenzione, ADHD) ha migliorato i sintomi in alcuni sopravviventi da cancro in età pediatrica, ma la sua efficacia a lungo termine non era stata dimostrata. Lo studio multicentrico pubblicato nella rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) ha esaminato l’efficacia nel lungo termine (10 mesi) con dosi di mantenimento di metilfenidato in sopravviventi da tumori cerebrali (n = 35) e da leucemia linfoblastica acuta (n = 33), sviluppati in età pediatrica. Questionari per la misura dell’attenzione (Conners’ Continuous Performance Test [CPT], Conners’ Rating Scales [CRS]), delle abilità scolastiche (Wechsler Individual Achievement Test [WIAT]), della socializzazione (Social Skills Rating System [SSRS]) e dei problemi comportamentali (Child Behavior Checklist [CBCL]) sono stati somministrati prima (basale) e alla fine dello studio con metilfenidato, quando ancora in trattamento. Un gruppo di controllo, composto da pazienti oncologici giovani ai quali non è stato somministrato il farmaco (31 casi di tumori cerebrali e 23 di leucemia linfoblastica acuta), è stato valutato con le stesse misure ripetute a distanza di 2 mesi. Nel gruppo di pazienti trattati con metilfenidato, l’analisi della varianza delle misure ripetute ha evidenziato un miglioramento significativo della ‘performance’ di attenzione sostenuta (indici CPT, p < 0.05), delle valutazioni dell’attenzione da parte del genitore, dell’insegnante e dello stesso paziente (indici CRS, p < 0.05) e in quelle sulla socializzazione o sui problemi di comportamento elaborate dal genitore (indici SSRS e CBCL, p < 0.05). Non è stato osservato invece alcun miglioramento significativo sulle abilità scolastiche (WIAT) in entrambi i gruppi. Sebbene non siano stati evidenziati avanzamenti scolastici, gli autori auspicano che il metilfenidato possa offrire benefici in altre aree non ancora valutate.
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