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9 Novembre 2010

MENO SANI MA PIU’ LONGEVI, GLI AMERICANI BATTONO INGLESI

Americani meno sani ma più longevi, almeno rispetto agli inglesi. Hanno più acciacchi e fanno i conti con più malattie croniche, ma vivono più a lungo dei cittadini britannici. Lo dimostra, numeri alla mano, uno studio realizzato da Rand Corporation e dall’Institute for Fiscal Studies di Londra, pubblicato su ‘Demography’. I cittadini statunitensi tra i 55 e i 64 anni hanno un più alto tasso di patologie croniche, eppure vivono tanto quanto i coetanei inglesi. Non solo. Quelli che hanno spento 65 o più candeline sulla torta e stanno male, ad esempio soffrono di diabete, a parità di acciacchi mostrano comunque un tasso di mortalità inferiore rispetto ai loro coetanei britannici. In altre parole, “se ti ammali in età più avanzata – spiega James P. Smith, autore dello studio assieme a James Banks e Alastair Muriel – morirai prima in Inghilterra che negli Stati Uniti. Sembra infatti che, almeno in termini di sopravvivenza quando si è più in là con gli anni e si hanno malattie croniche, il sistema sanitario negli Stati Uniti sia migliore di quello inglese”. Per giungere a questo risultato, gli studiosi hanno incrociato i dati relativi a incidenza e prevalenza di alcune malattie croniche (diabete, pressione alta, malattie cardiache, infarto, ictus, patologie polmonari croniche e cancro) con i tassi di mortalità dei due Paesi. Constatando così che nonostante gli americani fossero messi di gran lunga peggio sul fronte della salute rispetto agli inglesi (ad esempio il diabete corre a una velocità quasi doppia negli States), i tassi di mortalità erano circa gli stessi nelle fasce di età più giovani (55-64 anni) e addirittura inferiori in età più avanzata. Secondo gli studiosi, ci sono due possibili spiegazioni che consentono di interpretare i tassi di mortalità più elevati per gli inglesi over 65 con malattie croniche: una è che le patologie studiate hanno prodotto un aumento della mortalità maggiore in Inghilterra che negli Stati Uniti; la seconda è che la malattia viene diagnosticata più tardi nei britannici, costretti così a combattere la malattia in fase più avanzata. “Entrambe queste spiegazioni – sottolinea Smith – implicano la considerazione che vi è una migliore assistenza medica negli Usa che in Gran Bretagna, almeno nel senso che queste malattie croniche uccidono meno quando colpiscono persone che vivono negli States”.
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