mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
2 Dicembre 2008

MARINO, CONCORDO LEGGE CONDIVISA SU TESTAMENTO BIOLOGICO

”Concordo con Famiglia Cristiana sul fatto che serva in Italia una legge sul testamento biologico e che sia una legge largamente condivisa. Proprio per questo già nel giugno 2006 la Commissione sanità del Senato che presiedevo aveva iniziato un lavoro rigoroso su questa materia. Abbiamo svolto ben 49 audizioni di esperti italiani e stranieri. Un lavoro che fu ostacolato dall’attuale maggioranza di Governo”. Lo ha affermato Ignazio Marino, senatore del PD e capogruppo in Commissione sanità. ”Nutro invece qualche dubbio – ha detto Marino – sul fatto che una legge che rifletta criteri di condivisione possa essere approvata nel giro di un mese. Le posizioni in Parlamento sono differenti e se si vogliono trovare dei punti di accordo e serve ascoltare tutti e serve tempo. Tengo a sottolineare che il disegno di legge che ho presentato, e che porta la firma di 101 senatori ovvero quasi un terzo degli eletti a Palazzo Madama, non glissa su idratazione e alimentazione artificiale, semplicemente lascia la libertà a ognuno di indicare a quali terapie vorrà, o non vorrà, essere sottoposto se un giorno si troverà nella condizione di non poter più decidere”. ”Sono però stupito che Famiglia Cristiana non sottolinei che l’unico disegno di legge che si occupa anche dell’enorme problema delle cure palliative sia proprio quello firmato da decine di senatori del PD. A meno che l’obiettivo non sia quello di burocratizzare la morte, le cure palliative sono altrettanto importanti delle direttive anticipate di trattamento”. ”Sono anche convinto che su temi tanto delicati ricorrere alla magistratura sia una soluzione estrema; una legge va approvata in tempi rapidi ma questo non significa che si debba abdicare al dibattito parlamentare. Io ascolto il paese, e certamente lo fa anche Walter Veltroni, e capisco che i cittadini chiedono di poter decidere per se stessi. E’ quanto e’ previsto dalla Costituzione che sancisce il diritto alla salute e non il dovere alle terapie”.
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