martedì, 5 maggio 2026
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19 Febbraio 2009

MALATTIE CRONICHE: COLPITO 1 ITALIANO SU 3, ALTI I COSTI

Roma, 12 febbraio – I malati cronici spendono più di 1700 euro al mese per curarsi fra costi privati e carenze pubbliche. Questa è l’estrema sintesi dell’VIII Rapporto sulle politiche della cronicità di Cittadinanzattiva dal titolo “Il prezzo dei diritti”, che è stato presentato a Roma, presso il Centro Congressi Frentani. Al rapporto hanno aderito 140 organizzazioni. La spesa di 1700 euro tiene in conto anche i costi che i malati cronici sono costretti ad affrontare per la badante, i farmaci e le protesi. Il problema delle malattie croniche in Italia riguarda un gran numero di cittadini residenti. Secondo gli ultimi dati Istat 2008, infatti, a soffrire di almeno una patologia cronica in Italia è il 39,2% dei residenti e il 20,5% dichiara di essere affetto da due o più malattie croniche. Questa percentuale sale notevolmente quando si passa alla fascia anziana della popolazione: l’86,9% degli ultrasettantacinquenni soffre di almeno una malattia cronica e il 68,3% di due o più. Le malattie croniche più diffuse sono nell’ordine: artrosi/artrite (17,9%), ipertensione (15,8%), malattie allergiche (10,6%), osteoporosi (7,3%), bronchite cronica e asma bronchiale (6,4%), diabete (4%). Per quanto riguarda le malattie rare, stime ufficiali parlano di circa 30 milioni di persone affette da patologie rare nell’Unione europea; in Italia hanno ricevuto un riconoscimento formale 284 malattie rare. Per curarsi, i malati cronici in Italia sostengono ingenti costi privati per supplire a quanto non garantito dal servizio pubblico e operano quotidianamente un braccio di ferro con la burocrazia per ottenere quanto invece è riconosciuto dalla legge e dal servizio sanitario nazionale. La spesa media mensile sostenuta dal paziente e dalla famiglia è di 1760 euro, con in testa i costi legati alla badante che ammontano in media a 986 euro al mese. Per farmaci indispensabili ed insostituibili, invece, la spesa media è di circa 420 euro. L’annuale edizione del Rapporto sulle politiche della cronicità mette in rilievo le difficoltà di accesso ai servizi socio-sanitari per circa 23 milioni di italiani. Quasi il 57% delle associazioni afferma che il diritto all’accesso è per nulla o poco rispettato, il 40% dice che lo è parzialmente e soltanto il 3% afferma che esso è totalmente rispettato. Le conseguenze? Disastrose sui portafogli e sulla salute: ben l’83% dice che la conseguenza è l’aumento dei costi privati, per l’80% aumentano le complicanze della malattia e ben il 70% denuncia un conseguente peggioramento dello stato di salute. È soprattutto la burocrazia a far da ostacolo nell’accesso ai servizi socio-sanitari: circa il 77% delle associazioni che hanno partecipato al Rapporto ha evidenziato che essa rappresenta la principale criticità. In particolare la burocrazia incide sull’accesso ai farmaci, sulle prestazioni sanitarie (con le liste di attesa), rilascio e rinnovo della invalidità, presidi protesi e ausili. Oltre la metà delle associazioni (circa il 57%) ha difficoltà, inoltre, ad ottenere i benefici socioeconomici previsti dalla legge, in particolare denunciano il mancato accesso a: indennità di accompagnamento (il 47% delle associazioni), riconoscimento dell’invalidità civile e dell’handicap (37%), criteri di esenzione limitati (33%), mancato riconoscimento del codice esenzione (30%) e del contrassegno ed esenzione bollo auto (30%).

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