Patients with a germline BRCA1 or BRCA2 mutation make up a small subgroup of those with metastatic pancreatic cancer. The poly(adenosine diphosphate–ribose) polymerase (PARP) inhibitor olaparib has had antitumor activity in this population. We conducted a randomized, double-blind, placebo-controlled, phase 3 trial to evaluate the efficacy of olaparib as maintenance therapy in patients who had a germline BRCA1 or BRCA2 mutation and metastatic pancreatic … (leggi tutto)
La pubblicazione del New England Journal of Medicine riporta i risultati di uno degli studi più interessanti presentati all’ASCO 2019, selezionato per la sessione plenaria. I farmaci inibitori di PARP hanno già dimostrato efficacia nel tumore dell’ovaio e nel tumore della mammella, e il risultato presentato a Chicago documenta l’efficacia di olaparib anche in un sottogruppo di pazienti affetti da carcinoma del pancreas metastatico, in particolare nei casi selezionati per la presenza di mutazione germinale del gene BRCA1 o BRCA2.In tale popolazione selezionata (che, è bene ricordarlo, rappresenta una percentuale molto limitata dei casi: nello studio, risultava positivo e potenzialmente eleggibile circa il 7% dei pazienti), olaparib veniva testato come terapia di mantenimento dopo il completamento della chemioterapia di prima linea contenente platino. La sensibilità al platino dei tumori caratterizzati da mutazioni di BRCA era già ben nota dalle evidenze nel tumore dell’ovaio e della mammella. Completata la chemioterapia, i pazienti erano randomizzati a ricevere olaparib o placebo, e lo studio mirava a dimostrare un prolungamento significativo della sopravvivenza libera da progressione, che era endpoint primario dello studio. Il risultato è chiaramente positivo, con un prolungamento della sopravvivenza libera da progressione (PFS) di oltre 3 mesi (la mediana è risultata pari a 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi nel braccio di controllo (hazard ratio 0,53), con un interessante incremento della probabilità di essere liberi da progressione a distanza di 1 anno o 2 anni dalla randomizzazione. Purtroppo l’analisi è stata condotta quando i dati di sopravvivenza globale erano ancora immaturi, e i risultati preliminari non evidenziano alcuna differenza significativa tra i pazienti trattati con olaparib e i pazienti assegnati a placebo.
Pur non essendo disponibili i dati dell’endpoint indiscutibilmente più importante nel tumore del pancreas (la sopravvivenza globale), si tratta comunque di un risultato molto importante, in quanto rappresenta la prima dimostrazione di efficacia di un farmaco a bersaglio molecolare in una popolazione selezionata sulla base di un biomarker in questa difficile neoplasia. Va ricordato che lo studio includeva solo pazienti con mutazione germinale di BRCA, e che tali pazienti rappresentano una percentuale molto piccola dei casi totali.