mercoledì, 8 febbraio 2023
Medinews
22 Marzo 2010

MACROFAGI E SOPRAVVIVENZA NEL LINFOMA DI HODGKIN CLASSICO

Un maggiore numero di macrofagi, caratteristici del tumore, è stato associato ad una ridotta sopravvivenza nei pazienti con linfoma di Hodgkin classico. Questa osservazione ha permesso di identificare un nuovo biomarcatore per la stratificazione del rischio. Malgrado i recenti avanzamenti nella terapia del linfoma di Hodgkin, circa il 20% dei pazienti ancora oggi muore a causa della progressione della malattia. Gli attuali modelli prognostici predicono l’esito del trattamento con limitata accuratezza e i biomarcatori clinici noti non hanno portato ad un miglioramento del punteggio prognostico internazionale. Ricercatori canadesi hanno utilizzato il profilo di espressione genica per analizzare 130 campioni congelati, ottenuti da pazienti con linfoma di Hodgkin classico durante biopsia diagnostica dei linfonodi, per determinare la relazione tra firme (‘signature’) cellulari ed esito del trattamento. I risultati sono stati confermati, attraverso analisi immunoistochimica, in una coorte indipendente di 166 pazienti. Nello studio pubblicato nella rivista News England Journal of Medicine (leggi abstract originale), il profilo di espressione genica ha identificato geni (‘signature’) di macrofagi associati al tumore collegati in modo significativo all’insuccesso del trattamento primario (p = 0.02). In una coorte indipendente di pazienti, i ricercatori hanno osservato anche che un aumentato numero di macrofagi CD68+ era correlato ad una ridotta sopravvivenza libera da progressione (p = 0.03) e ad un’aumentata probabilità di recidiva dopo trapianto autologo di cellule staminali ematopoietiche (p = 0.008), con il risultato di una sopravvivenza cancro-specifica più breve (p = 0.003). In analisi multivariata, questo fattore prognostico negativo ha superato il punteggio prognostico internazionale per la sopravvivenza cancro-specifica (p = 0.003 vs p = 0.03). L’assenza di un elevato numero di cellule CD68+ nei pazienti con malattia in stadio più basso ha permesso l’identificazione di un sottogruppo di pazienti con sopravvivenza cancro-specifica a lungo termine del 100% con l’adozione delle attuali strategie terapeutiche.
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