mercoledì, 21 aprile 2021
Medinews
22 Gennaio 2013

L’USO INCIDENTALE DI BETA-BLOCCANTI MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA DEI PAZIENTI CON TUMORE POLMONARE NSCLC TRATTATI CON RADIOTERAPIA

I beta-bloccanti migliorerebbero la sopravvivenza libera da metastasi a distanza (DMFS), la sopravvivenza libera da malattia (DFS) e quella globale (OS). Studi pre-clinici hanno mostrato che la noradrenalina può stimolare direttamente la migrazione delle cellule tumorali e che questo effetto è mediato dal recettore adrenergico beta. Ricercatori della University of Texas, MD Anderson Cancer Center di Houston, hanno esaminato retrospettivamente i casi di 722 pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule (NSCLC), che avevano ricevuto radioterapia (RT) definitiva. Per valutare l’associazione tra assunzione di beta bloccanti e sopravvivenza libera da progressione loco-regionale (LRPFS), DMFS, DFS e OS hanno utilizzato un modello di rischio proporzionale di Cox. Nello studio, pubblicato sulla rivista Annals of Oncology (leggi abstract), l’analisi univariata ha indicato che i pazienti in trattamento con beta-bloccanti (n = 115) hanno ottenuto miglioramento di DMFS (p < 0.01), DFS (p < 0.01) e OS (p = 0.01), ma non della LRPFS (p = 0.33), rispetto a quelli che non li assumevano (n = 567). In analisi multivariata, l’uso di beta-bloccanti è stato associato significativamente a una migliore DMFS [hazard ratio (HR) 0.67; p = 0.01], DFS (HR 0.74; p = 0.02) e OS (HR 0.78; p = 0.02), dopo aggiustamento per età, punteggio di Karnofsky, stadio, istologia, chemioterapia concomitante, dose di radiazioni, volume macroscopico tumorale, ipertensione, bronco-pneumopatia cronica ostruttiva e uso di aspirina. Non è stata invece rilevata alcuna associazione tra utilizzo di beta-bloccanti e LRPFS (HR = 0.91; p = 0.63). In conclusione, lo studio mostra che l’assunzione di beta-bloccanti è associata a una migliore DMFS, DFS e OS in un’ampia coorte di pazienti con tumore del polmone NSCLC, ma solo studi prospettici futuri potranno confermare questi risultati e determinare se la durata e il momento (‘timing’) della somministrazione di beta-bloccanti influiscano sugli esiti di sopravvivenza.
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