domenica, 16 giugno 2024
Medinews
1 Dicembre 2017

Luminal-like HER2-negative stage IA breast cancer: a multicenter retrospective study on long-term outcome with propensity score analysis

The benefit of adding chemotherapy (CT) to adjuvant hormone therapy (HT) in stage IA luminal-like HER2-negative breast cancer (BC) is unclear. We retrospectively evaluated predictive factors and clinical outcome of 1,222 patients from 4 oncologic centers. Three hundred and eighty patients received CT and HT (CT-cohort) and 842 received HT alone (HT-cohort). Disease-free survival (DFS) and overall survival (OS) were evaluated with univariate and multivariate analyses … (leggi tutto)

In oncologia, ci sono molte situazioni cliniche, in particolare riguardanti l’eventuale indicazione a trattamenti adiuvanti, nelle quali il beneficio mediamente associato al trattamento è incerto. Tra queste, l’impiego della chemioterapia adiuvante nelle donne con tumore della mammella HER2-negativo, ormono-sensibile, in stadio molto precoce. L’analisi retrospettiva pubblicata su Oncotarget ha preso in considerazione i dati di 1.222 pazienti trattate presso 4 centri italiani, operate per tumore della mammella “luminal-like”, HER-2 negativo, in stadio IA: si tratta, nel complesso, di una tipologia di pazienti caratterizzate da una prognosi molto buona. Sul totale della casistica, una minoranza (380 pazienti aveva ricevuto chemioterapia adiuvante in aggiunta alla terapia ormonale, mentre la maggioranza (842 pazienti) avevano ricevuto solo terapia ormonale. Ovviamente, dal momento che non si tratta di un confronto randomizzato ma di gruppi basati sulla scelta degli oncologi, il gruppo trattato con chemioterapia presentava mediamente caratteristiche di malattia più aggressive rispetto al gruppo trattato con sola terapia ormonale (dimensioni maggiori del tumore, grading più elevato, Ki-67 più elevato, minore percentuale di espressione dei recettori per estrogeni e per progesterone), e le pazienti trattate con chemioterapia erano mediamente più giovani. Questo rappresenta un ovvio bias nel confronto tra i gruppi in termini di outcome: come prevedibile, in considerazione del suddetto sbilanciamento delle caratteristiche prognostiche, il gruppo trattato con chemioterapia ha presentato un outcome peggiore in termini sia di disease-free survival che di sopravvivenza globale. Gli autori hanno analizzato quindi due gruppi di pazienti bilanciate applicando la metodologia del propensity score: quest’ultimo confronto, meno “viziato” da sbilanciamenti prognostici, ma indubbiamente penalizzato dalla numerosità ridotta e quindi dalla minore potenza statistica, non ha evidenziato differenze significative tra la sola terapia ormonale e l’aggiunta della chemioterapia alla terapia ormonale.
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