sabato, 18 settembre 2021
Medinews
2 Novembre 2009

LIVELLI DI CD30 SOLUBILE E RISCHIO DI LINFOMA NON-HODGKIN

Come nei pazienti HIV-positivi, anche nella popolazione sana esiste una relazione tra linfomagenesi e CD30 solubile (CD30s), espressione di una stimolazione cronica di cellule B. Studi in pazienti HIV-positivi hanno dimostrato che la concentrazione serica di CD30s, marcatore della stimolazione cronica delle cellule B, è associata ad aumentato rischio di sviluppare linfoma non-Hodgkin (LNH) AIDS-relato. Epidemiologi del National Cancer Institute, National Institutes of Health, U.S. Department of Health and Human Services di Bethesda hanno condotto uno studio caso-controllo ‘nested’ (234 casi e 234 controlli sani), nell’ambito del Prostate, Lung, Colorectal and Ovarian Cancer Screening Trial, per verificare se lo stesso marcatore CD30s fosse associato al rischio di sviluppare LNH anche negli individui sani. Lo studio pubblicato nella rivista Blood (leggi abstract originale) suggerisce una significativa relazione dose-risposta tra concentrazione pre-diagnosi di CD30s e rischio di sviluppare LNH [odds ratio (intervallo di confidenza 95%) per il secondo, terzo e quarto quartile vs il primo: 1.4 (0.8-2.6), 2.2 (1.2-4.1), 4.1 (2.2-7.8); p trend < 0.0001] che persisteva nei casi diagnosticati 6-10 anni dopo aver effettuato il prelievo di sangue. Dato che una simile relazione era già stata osservata nei pazienti HIV-positivi, gli autori suggeriscono una stimolazione cronica di cellule B quale meccanismo principalmente coinvolto nella linfomagenesi sia negli individui gravemente immuno-compromessi che nella popolazione sana.
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