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5 Settembre 2011

LEUCOPENIA E NEUROPATIA INDOTTE DA CHEMIOTERAPIA NELLA PROGNOSI DI SOPRAVVIVENZA SENZA PROGRESSIONE DEL CANCRO OVARICO

Ricercatori australiani, in collaborazione con colleghi europei e canadesi, hanno valutato il valore prognostico di leucopenia e neuropatia sensoria indotta dalla chemioterapia in pazienti con recidiva di cancro ovarico arruolate nello studio CALYPSO e trattate con carboplatino e paclitaxel (CP) o con carboplatino e doxorubicina liposomiale (CPLD). Gli autori dello studio pubblicato sulla rivista British Journal of Cancer (leggi abstract originale) hanno condotto un’analisi landmark un mese dopo la randomizzazione per correlare la leucopenia (globuli bianchi al punto di nadir < 4,0 x 109 per litro o grave infezione), durante il primo ciclo di chemioterapia, con la sopravvivenza libera da progressione (PFS). Usando modelli di rischio proporzionale tempo-dipendenti, gli autori hanno anche investigato l’associazione tra neuropatia e PFS. Delle 608 pazienti con sangue al punto di nadir, che non avevano ricevuto fattori di crescita, il 72% (gruppo CP = 70%; CPLD = 73%) presentava leucopenia, evidenziata quindi quale fattore prognostico di PFS per le pazienti in trattamento con CP (hazard ratio aggiustato [aHR] 0,66; p = 0,01). Il trattamento con CPLD risultava più efficace di CP nelle pazienti che non sviluppavano leucopenia (aHR 0.51; p = 0,001), non in quelle che la manifestavano (aHR 0,93; p = 0,54; p interazione = 0,008). Delle 949 pazienti, il 32% (CP = 62%; CPLD = 28%) ha riportato neuropatia durante analisi landmark. Tuttavia, la neuropatia è stata evidenziata quale fattore prognostico di PFS solo nel gruppo CP (aHR 0,77; p = 0,02). Il trattamento con carboplatino e doxorubicina liposomiale sembrava più efficace di CP nelle pazienti che non manifestavano neuropatia (aHR 0,70; p < 0,0001), a differenza di quelle che presentavano neuropatia (aHR 0,96; p = 0,81; p interazione = 0,15). In conclusione, la leucopenia e la neuropatia che si manifestano al primo ciclo di chemioterapia assumono valore prognostico solo nelle pazienti trattate con CP, anche se l’efficacia del regime CP è simile a quella di CPLD nelle pazienti che sviluppano leucopenia. Questi risultati rappresentano uno stimolo per ulteriori ricerche volte a comprendere i meccanismi di tossicità legata al trattamento.
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