martedì, 24 novembre 2020
Medinews
18 Gennaio 2011

LEUCEMIA MIELOIDE CRONICA, PEGINTERFERONE FAVORISCE LA RISPOSTA A IMATINIB

Rispetto ad altri trattamentI, l’associazione di interferone pegilato (peginterferone) alfa-2a alla terapia con imatinib offre percentuali significativamente più elevate di risposta molecolare nei pazienti con leucemia mieloide cronica (LMC) in fase cronica. Imatinib alla dose giornaliera di 400 mg è considerato il migliore trattamento iniziale per i pazienti con nuova diagnosi di LMC in fase cronica. Tuttavia, solo una bassa percentuale dei pazienti trattati con imatinib presenta remissione molecolare completa. Ricercatori afferenti al France Intergroupe des Leucémies Myéloïdes Chroniques (Fi-LMC) per lo studio SPIRIT hanno randomizzato 636 pazienti con LMC in fase cronica, mai trattata, a imatinib (400 mg/die) da solo o in associazione a citarabina (20 mg/m2 superficie corporea/die dal giorno 15° al 28° di ciascun ciclo di 4 settimane) o a peginterferone alfa-2a (90 μg alla settimana) oppure a imatinib in dose superiore (600 mg al giorno) da solo. Nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine (leggi abstract originale) sono state valutate le risposte molecolari e citogenetiche, il tempo al fallimento del trattamento, la sopravvivenza globale e quella libera da eventi e gli eventi avversi. Durante lo studio è stata pianificata un’analisi della risposta molecolare a 12 mesi. Risposta molecolare superiore era definita da una riduzione dello 0.01% o più bassa del rapporto dei trascritti del gene BCR-ABL della tirosin-chinasi rispetto ai trascritti di ABL, corrispondente ad una riduzione di 4 unità log(10) o maggiore dai livelli basali, determinati con il metodo RT-PCR quantitativo. Le percentuali di risposta citogenetica a 12 mesi erano comparabili nei 4 gruppi di trattamento. Il tasso di risposta molecolare superiore era significativamente più alto nei pazienti che avevano ricevuto imatinib e peginterferone alfa-2a (30%) rispetto a quelli in trattamento con imatinib da solo alla dose di 400 mg al giorno (14%) (p = 0.001) e la percentuale era significativamente più alta nei pazienti trattati per un periodo superiore a 12 mesi che in quelli trattati fino a 1 anno. Gli eventi gastrointestinali erano più frequenti nei pazienti che avevano ricevuto citarabina, mentre rash cutaneo e depressione erano caratteristici del trattamento con peginterferone alfa-2a.
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