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23 Dicembre 2009

LEUCEMIA MIELOIDE ACUTA PEDIATRICA

Se il trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA) ha fatto osservare enormi progressi con tassi di sopravvivenza globale che superano l’80%, lo stesso non è stato osservato per la leucemia mieloide acuta (LMA) del bambino. La strategia è multidirezionale, cioè volta a considerare stratificazione del rischio, chemioterapia standard e nuove terapie ‘targeted’.
In questo senso sono stati presentati e discussi i risultati generati in tre studi clinici multicentrici, condotti dall’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica (AIEOP), dall’International Berlin-Frankfurt-Münster (BFM) Study Group e dal consorzio del St. Jude Children’s Research Hospital.
L’AIEOP ha sviluppato modalità per affinare ulteriormente il ‘risk-assessment’ della LMA pediatrica. I bambini con LMA di nuova diagnosi e CBF positive che abbiano ottenuto la RC dopo induzione sono considerati a rischio standard, tutti gli altri pazienti ad alto rischio. Il trapianto allogenico o autologo di cellule staminali in prima RC viene offerto a tutti i pazienti nella categoria ad alto rischio. Come risultato, la sopravvivenza libera da eventi ha superato il 50% e la mortalità legata al trapianto si è abbassata.
La stratificazione del rischio non è però legata solo alla diagnosi. Il dottor Jeffrey Rubnitz del St. Jude Children’s Research Hospital ha presentato i risultati dello studio multicentrico AML02, basato sulla determinazione della malattia minima residua (MMR) per la scelta della terapia post-induzione. Tutti i pazienti coinvolti nello studio hanno ricevuto induzione iniziale con daunorubicina ed etoposide e sono stati randomizzati ad alte o basse dosi di citarabina. Alla induzione 2 con citarabina a basse dosi veniva aggiunto gentuzumab ozogamicin, se la MMR era superiore a 1% dopo induzione 1. I risultati hanno fornito una frequenza di risposta completa globale del 95% dopo due cicli di chemioterapia di induzione e una sopravvivenza globale a 3 anni del 70%.
La recidiva di LMA rimane la sfida terapeutica più importante. Il dottor G.J.L. Kaspers del Dutch Childhood Oncology Group ha presentato i risultati del trial clinico internazionale randomizzato del gruppo di studio BFM, che ha valutato l’associazione di daunorubicina liposomiale in combinazione al regime FLAG (fludarabina, citarabina e G-CSF) per la re-induzione. Questo regime ha portato ad una buona risposta precoce nel 12% dei pazienti e ad una sopravvivenza globale del 35% a 4 anni.
La potenziale contaminazione leucemica del prodotto aferetico e la perdita di cellule progenitrici attive può interferire con il recupero ematopoietico dopo trapianto autologo di cellule staminali. I ricercatori dell’Università della Florida di Gainsville hanno proposto una soluzione a questo problema: il virus di mixoma, un poxvirus che attacca specificamente le cellule leucemiche e risparmia quelle sane. In esperimenti in vitro e in vivo, il gruppo ha dimostrato la sicurezza e l’efficacia della purificazione di cellule staminali autologhe da cellule leucemiche.
La dottoressa Anna Sergeeva della University of Texas M.D. Anderson Cancer Center e colleghi hanno studiato un anticorpo monoclonale (8F4) specifico per PR1, un peptide ‘HLA-A2-restricted’ derivato da antigeni di leucemia mieloide. L’anticorpo ha indotto la lisi cellulo-mediata dose-dipendente in vitro di blasti di pazienti con LMA HLA-A2-positiva. Anche la dottoressa Wei Liu del Cincinnati Children’s Hospital Medical Center ha presentato un lavoro su una piccola molecola che inibisce specificamente l’attività di CDc42, un membro della famiglia Rho GTPasi, importante regolatore della proliferazione, dell’adesione e della migrazione cellulare.


SIEnews – Numero 23 – 23 dicembre 2009
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