lunedì, 15 luglio 2024
Medinews
22 Dicembre 2009

LEUCEMIA LINFOBLASTICA ACUTA

Il successo osservato nel trattamento della leucemia linfoblastica acuta (LLA) del bambino contrasta con i dati di sopravvivenza degli adulti e dei bambini con malattia ad alto rischio. Recentemente l’applicazione di regimi pediatrici anche negli adulti e le nuove conoscenze su specifici sottotipi di LLA hanno migliorato la sopravvivenza anche nei pazienti adulti. Tre gruppi hanno discusso dei recenti progressi in una sessione dedicata agli studi clinici sulla LLA.
Ricercatori dell’AIEOP (Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica) hanno focalizzato la loro ricerca su pazienti pediatrici con malattia ad alto rischio non-Philadelphia positiva, caratterizzata da presenza di traslocazione t(4;11), bassa risposta a prednisone, mancata risposta completa (CR) entro il giorno 33, o carico elevato di malattia minima residua al giorno 78. Si è osservata una percentuale di sopravvivenza libera da eventi (SSE) e globale rispettivamente del 58.7 % e del 70.1%.
Il dottor Yousif Matloub del Rainbow Babies and Children’s Hospital di Cleveland ha esposto i risultati di studi molecolari ottenuti nel trial clinico del Children’s Cancer Group, CCG 1991. Più di 1300 pazienti con LLA non-T sono stati analizzati per la presenza della trisomia 4, 10 e TEL/AML1. Il 24% era portatore di una delle due trisomie e il 41% di TEL/AML1. Questi pazienti hanno una sopravvivenza globale del 97.8%.
Uno studio clinico del Dana-Faber Cancer Institute ha evidenziato che i pazienti in trattamento con desametasone mostravano una migliore SSE rispetto a quelli trattati con prednisone, anche se il primo gruppo ha sviluppato più frequentemente complicanze scheletriche. Lo studio DFCI 00-001 ha confrontato un dosaggio standard di asparaginasi con uno individualizzato senza che vi fossero differenze in termini di tossicità ed evidenziando invece una migliore SSE.
In uno studio cooperativo (HOVON-70) olandese e belga, sono stati impiegati regimi pediatrici intensificati in 54 pazienti adulti. La terapia si è dimostrata efficace e sulla base dei risultati sono stati avviati studi di fase III.


SIEnews – Numero 23 – 23 dicembre 2009
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