domenica, 3 luglio 2022
Medinews
30 Novembre 2011

L’ESPOSIZIONE A SORAFENIB DECRESCE NEL TEMPO NEI PAZIENTI CON CARCINOMA EPATICO

L’AUC mediana si riduce sensibilmente entro il terzo mese di trattamento e alla progressione della malattia, verosimilmente per induzione del trasportatore intestinale o del metabolismo

La variabilità intra-paziente della farmacocinetica di sorafenib è stata fino ad oggi poco investigata. Ricercatori del CERIA (Centre for Research on Angiogenesis Inhibitors), Cochin Teaching Hospital, Université Paris Descartes, hanno ipotizzato che la clearance di sorafenib decresca nel tempo, come già osservato per imatinib. Per questo hanno determinato con cromatografia liquida le concentrazioni plasmatiche di sorafenib ogni 2 settimane in 15 pazienti consecutivi che presentavano carcinoma epatico e cirrosi in classe Child-Pugh A ed erano trattati con il farmaco. L’area sotto la curva (AUC) della concentrazione vs tempo, normalizzata per la dose di sorafenib, è stata determinata in un modello di farmacocinetica della popolazione e la cinetica è stata successivamente analizzata per identificare le possibili alterazioni di esposizione nel tempo. Solo i pazienti che presentavano carcinoma epatico e cirrosi in classe Child-Pugh A, che avevano ricevuto una dose di sorafenib invariata dall’inizio del trattamento fino alla progressione della malattia, erano eleggibili per l’analisi che è stata pubblicata sulla rivista Investigational New Drugs (leggi abstract originale). I risultati indicano che l’AUC di sorafenib è significativamente diminuita nel tempo: l’AUC mediana al terzo mese di trattamento era più bassa di quella osservata dopo un mese di assunzione del farmaco (43.0 vs 60.3 mg/Lxh; p = 0.008). Più importante, l’AUC mediana di sorafenib al momento della progressione era inferiore, di quasi due volte, rispetto a quella osservata dopo un mese di terapia (33.2 vs 60.3 mg/Lxh; p = 0.007). Questi risultati suggeriscono un’induzione dell’espressione sulla parete intestinale di trasportatori, di flusso verso l’esterno, o di un’induzione del metabolismo del farmaco. In conclusione, nei pazienti con progressione della malattia nei quali l’esposizione è fortemente diminuita rispetto al basale si potrebbe aumentare la dose di sorafenib nell’intento di ristabilire un’adeguata esposizione al farmaco e possibilmente anche l’attività anti-tumorale.


Liver Cancer Newsgroup – Numero 12 – Dicembre 2011
TORNA INDIETRO