mercoledì, 25 novembre 2020
Medinews
6 Settembre 2011

LE TERAPIE PER LA PREVENZIONE CARDIOVASCOLARE SECONDARIA SONO TROPPO POCO UTILIZZATE

I farmaci per ridurre il rischio cardiovascolare sono sostanzialmente sotto-utilizzati in tutto il mondo e soprattutto nei Paesi più poveri del pianeta. A livello globale oltre il 50% delle persone con storia di malattia cardiaca o ictus, che potrebbe quindi trarre beneficio da una terapia, non assume invece nessun principio attivo per la prevenzione secondaria, mentre nei paesi a basso reddito tale percentuale sale all’80%. Sono le conclusioni del più ampio studio clinico mai effettuato sul tema. I risultati sono stati presentati a Parigi al meeting 2011 della European Society of Cardiology (ESC) e pubblicati online sulla rivista medica The Lancet. Nello studio diretto da Salim Yusuf della McMaster University in Canada, sono stati esaminati i dati relativi a 154.000 adulti provenienti da 17 paesi, tra cui Svezia, Canada, Brasile, Cina, India, Iran e Zimbabwe. Più di 7.500 persone hanno auto-riferito una storia di malattia coronarica o ictus. Nel complesso, in questo gruppo, l’utilizzo delle 4 classi principali di principi attivi per la prevenzione cardiovascolare risulta piuttosto basso: gli anticoagulanti, soprattutto l’aspirina, sono assunti dal 25,3% dei pazienti, i beta-bloccanti dal 17,4%, gli ACE-inibitori o gli ARB (bloccanti dei recettori dell’angiotensina) dal 19,5% e le statine dal 14,6% del campione. Questi risultati – ha commentato il direttore dello studio – costituiscono un allarme e dimostrano come la politica sanitaria in campo cardiovascolare necessiti di un generale ripensamento, assegnando, specie nei paesi a più basso reddito, un ruolo maggiore agli infermieri e agli altri operatori sanitari per promuovere globalmente un impiego decisamente più appropriato delle terapie.

Da: Reuters Health
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