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25 Maggio 2010

LAZIO, RECORD D’INCIDENZA E MORTALITA’ TUMORE AL POLMONE NELLE DONNE

Il Lazio è la prima Regione per tassi di mortalità e incidenza da tumore del polmone tra le donne. Anche per contrastare queste stime regionali sfavorevoli, elaborate dall’Iss al 2008 sui numeri realmente osservati dal registro tumori che copre la zona di Latina, l’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) di Roma è l’unico centro italiano che ha partecipato al programma internazionale Early Lung Cancer Action (I-ELCAP), promosso dalla Cornell University di New York, per la prevenzione del tumore del polmone, neoplasia che si stima colpisca più di 32.000 persone ogni anno in Italia, più di 3.400 solo nel Lazio. I dati sono emersi al convegno “Bersaglio polmone: i biomarkers in oncologia polmonare: prospettive di integrazione diagnostico-terapeutiche”, tenutosi all’IRE con la partecipazione dei maggiori esperti e ricercatori a livello nazionale. All’IRE è in corso uno studio, in collaborazione con l’Istituto Nazionale Tumori e l’Humanitas di Milano, su forti fumatori con una duplice strategia: diagnosi precoce con TC spirale e somministrazione della vareniclina, molecola che produce disassuefazione. Inoltre, “l’identificazione di sottogruppi di pazienti con apparente medesima patologia ma con caratteristiche bio-molecolari peculiari – ha spiegato Francesco Cognetti, direttore dell’oncologia medica dell’IRE e presidente del convegno – rende possibile l’attuazione di una gestione razionalizzata delle terapie a bersaglio molecolare, proponendole solo a quei pazienti che veramente ne beneficiano in maniera significativa. Ciò risponde all’obiettivo scientifico, terapeutico, etico e consente di razionalizzare la spesa farmaceutica, così in discussione oggi per l’introduzione delle nuove molecole a bersaglio molecolare.” “Una percentuale compresa tra 10 e 30% dei pazienti colpiti da tumore del polmone – ha sottolineato Giorgio Scagliotti dell’Università di Torino, co-chairman del congresso – esprime alterazioni nell’espressione dell’EGFR. In media nel 20% dei pazienti questo oncogene è alterato, ed è contro esso che in linea di massima è possibile intervenire con molecole che interagiscono con EGFR e con altri fattori coinvolti nel processo di diffusione del tumore, bloccandone così la crescita incontrollata. Tale approccio terapeutico ha dimostrato in alcuni studi condotti in Asia di incrementare in maniera significativa la sopravvivenza senza progressione di malattia nei pazienti con questa caratteristica bio-molecolare”.
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