lunedì, 18 ottobre 2021
Medinews
16 Luglio 2012

L’ASSOCIAZIONE DI BEVACIZUMAB A GEMCITABINA E CISPLATINO NON MIGLIORA LA SOPRAVVIVENZA DEI PAZIENTI CON MESOTELIOMA MALIGNO

La combinazione di gemcitabina a cisplatino sembra attiva nel mesotelioma maligno (MM), nonostante studi a braccio singolo di fase II abbiano riportato esiti variabili. Considerando che inibitori del fattore di crescita vascolare endoteliale (VEGF) sono risultati attivi contro il MM in modelli preclinici, ricercatori statunitensi hanno condotto uno studio di fase II, multicentrico, randomizzato, controllato contro placebo, in doppio cieco, in cui l’anticorpo anti-VEGF bevacizumb è stato aggiunto alla terapia contenente gemcitabina e cisplatino in pazienti con MM inoperabile, non trattati precedentemente. L’eleggibilità era conferita ai pazienti con performance status ECOG (Eastern Cooperative Oncology Group) di 0-1, in assenza di trombosi, sanguinamento o invasione ai vasi sanguigni maggiori. Endpoint primario dello studio era la sopravvivenza libera da progressione (PFS). I pazienti sono stati stratificati secondo il performance status ECOG (0 vs 1) e il sottotipo istologico (epiteliale vs altro) e hanno ricevuto 1250 mg/m2 di gemcitabina al giorno 1 e 8 ogni 21 giorni, 75 mg/m2 di cisplatino ogni 21 giorni e 15 mg/kg di bevacizumab o placebo ogni 21 giorni per sei cicli, seguiti da bevacizumab o placebo ogni 21 giorni fino a progressione della malattia. Nello studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology (leggi abstract), sono stati arruolati 115 pazienti in 11 centri, tra questi 108 erano valutabili. La PFS mediana è risultata di 6.9 mesi nel braccio randomizzato a bevacizumab e 6.0 mesi nel braccio a placebo (p = 0.88). Gli intervalli di sopravvivenza globale (OS) mediana erano 15.6 e 14.7 mesi, rispettivamente nei pazienti trattati con bevacizumab e placebo (p = 0.91) e i tassi di risposta parziale erano simili (24.5% con bevacizumab vs 21.8% con placebo, p = 0.74). I risultati indicano inoltre che una più alta concentrazione plasmatica di VEGF prima del trattamento (n = 56) era associata a più breve PFS (p = 0.02) e OS (p = 0.0066), indipendentemente dal trattamento, e non sono state osservate differenze statisticamente significative di tossicità di grado 3 o superiore. In conclusione, l’aggiunta di bevacizumab alla combinazione gemcitabina e cisplatino non ha indotto in questo studio alcun miglioramento significativo della PFS o della OS in pazienti con MM avanzato.
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