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3 Luglio 2012

LAPATINIB E TRASTUZUMAB MIGLIORANO LA SOPRAVVIVENZA GLOBALE NEL TUMORE DELLA MAMMELLA POSITIVO AD HER-2

La combinazione dei due farmaci offrirebbe un vantaggio di sopravvivenza globale (OS) mediana di 4.5 mesi, rispetto alla monoterapia con lapatinib, nelle pazienti con cancro metastatico alla mammella positivo al recettore 2 del fattore di crescita epidermica umano (HER-2) già pesantemente pre-trattate. I dati preliminari dello studio di fase III, EGF104900, avevano dimostrato che lapatinib quando associato a trastuzumab migliora significativamente la sopravvivenza libera da progressione (PFS) e il beneficio clinico rispetto alla terapia con solo lapatinib, offrendo un’opzione di trattamento priva di chemioterapia a queste pazienti. L’articolo pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) riporta i dati dell’analisi finale pianificata di OS dello studio EGF104900, che ha esaminato pazienti con cancro mammario metastatico positivo HER-2 in seguito a progressione della malattia, durante la somministrazione di terapie contenenti trastuzumab, randomizzate a solo lapatinib o alla sua combinazione con trastuzumab. I dati di OS e PFS aggiornati sono stati stimati utilizzando curve di Kaplan-Meier e test log-rank stratificati per recettore ormonale e stato della malattia viscerale. Analisi di sottogruppo sono state condotte per identificare le caratteristiche delle pazienti che hanno ottenuto il beneficio clinico maggiore. In questa analisi finale aggiornata su 291 pazienti randomizzate stratificate, la combinazione di lapatinib e trastuzumab ha confermato la superiorità sulla PFS (hazard ratio [HR] 0.74, IC 95%: 0.58 – 0.94; p = 0.011) e dimostrato un beneficio significativo della OS (HR 0.74, IC 95%: 0.57 – 0.97; p = 0.026), rispetto alla monoterapia. L’incremento percentuale di OS in termini assoluti era del 10% a 6 mesi e del 15% a 12 mesi nel braccio di combinazione, rispetto alla monoterapia. Fattori basali molteplici, che includevano performance status ECOG pari a 0, malattia non viscerale, numero di siti metastatici < 3 e intervallo più breve tra diagnosi iniziale e randomizzazione, sono stati associati a migliore OS. L’incidenza di eventi avversi era conforme a quanto precedentemente riportato. In conclusione, dopo aver dimostrato un vantaggio di 4.5 mesi sulla sopravvivenza globale mediana delle pazienti trattate con la combinazione rispetto alla monoterapia, lo studio conferma l’efficacia terapeutica del doppio blocco HER-2, con la combinazione di soli agenti biologici, nel trattamento della malattia HER-2-positiva in pazienti già trattate pesantemente.
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