domenica, 24 ottobre 2021
Medinews
23 Settembre 2014

LANREOTIDE NEI TUMORI NEUROENDOCRINI ENTERO-PANCREATICI METASTATICI

Lanreotide offrirebbe un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione in pazienti con tumori neuroendocrini entero-pancreatici metastatici di grado 1 o 2. Gli analoghi della somatostatina sono comunemente usati per controllare i sintomi associati all’ipersecrezione ormonale in tumori neuroendocrini. Tuttavia, i dati sui loro effetti antitumorali sono ancora limitati. Ricercatori europei (in Italia il gruppo dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma) e statunitensi hanno condotto uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato vs placebo, multinazionale, CLARINET sull’analogo della somatostatina lanreotide in pazienti con tumori neuroendocrini, recettore della somatostatina positivi, non-funzionanti, in stadio avanzato, ben- o moderatamente differenziati, di grado 1 o 2 (con indice di proliferazione [o marcatura specifica per l’antigene Ki-67] < 10%) e documentato stato di progressione della malattia. I tumori avevano origine in pancreas, intestino tenue o crasso o erano di origine sconosciuta. I pazienti sono stati randomizzati a una formulazione in gel a base acquosa a rilascio prolungato di lanreotide (formulazione depot, Ipsen negli USA) al dosaggio di 120 mg (101 pazienti) o al placebo (103 pazienti) ogni 28 giorni per 96 settimane. Endpoint primario era la sopravvivenza libera da progressione, definita come il tempo alla progressione della malattia (in accordo con i criteri RECIST, Response Evaluation Criteria in Solid Tumors, versione 1.0) o morte; endpoint secondari includevano la sopravvivenza globale, la qualità di vita (valutata con i questionari dell’European Organization for Research and Treatment of Cancer: QLQ-C30 e QLQ-GI.NET21) e la sicurezza. Nello studio pubblicato sulla rivista New England Journal of Medicine (leggi abstract), la maggior parte dei pazienti (96%) non aveva mostrato progressione del tumore nei 3 – 6 mesi precedenti alla randomizzazione e il 33% aveva volumi del tumore al fegato superiori al 25%. Lanreotide, rispetto al placebo, è stato associato a un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione (mediana: non raggiunta vs 18.0 mesi; p < 0.001 con test log-rank stratificato; hazard ratio di progressione o morte 0.47, intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.30 – 0.73). Le stime dei tassi di sopravvivenza libera da progressione a 24 mesi erano 65.1% (IC 95%: 54.0 – 74.1) nel gruppo trattato con lanreotide e 33.0% (IC 95%: 23.0 – 43.3) in quello con placebo. L’effetto terapeutico in sottogruppi predefiniti era generalmente consistente con quello osservato nella popolazione globale, ad eccezione di piccoli sottogruppi con intervalli di confidenza ampi. Non sono state osservate differenze significative tra i due gruppi sia nella qualità di vita che nella sopravvivenza globale. Il più comune evento avverso correlato al trattamento era la diarrea (26% dei pazienti nel gruppo randomizzato a lanreotide e 9% in quello con placebo). In conclusione, lanreotide è stato associato a un significativo prolungamento della sopravvivenza libera da progressione nei pazienti con tumori neuroendocrini entero-pancreatici metastatici di grado 1 o 2 (Ki-67 < 10%).
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