sabato, 4 febbraio 2023
Medinews
13 Ottobre 2010

L’AMBIENTE FAMILIARE MIGLIORA LA QUALITÀ DI VITA DEI PAZIENTI TERMINALI ONCOLOGICI E DEI CAREGIVER

I pazienti con cancro, che al termine della loro esistenza sono in ospedale o in unità di cura intensiva, mostrano una qualità di vita (QoL) più bassa rispetto a quelli che si trovano in ambiente familiare, con assistenza domiciliare specialistica di cure palliative (hospice). Non solo, i caregiver dopo il decesso sono a maggior rischio di sviluppare disturbi psichiatrici. I ricercatori del Dana-Farber Cancer Institute, Harvard Medical School e del Brigham and Women’s Hospital di Boston hanno esaminato se l’ambiente di fine-vita dei pazienti con cancro terminale fosse associato alla loro QoL e a disturbi psichiatrici nei loro caregiver, dopo il decesso dei congiunti. Hanno quindi condotto uno studio prospettico, longitudinale, multicentrico su 342 coppie di pazienti oncologici terminali e rispettivi caregiver, seguendoli dall’arruolamento alla morte accaduta dopo un periodo mediano di 4.5 mesi. La QoL dei pazienti terminali è stata valutata del caregiver entro 2 settimane dal decesso. La salute mentale dei caregiver durante il lutto è stata esaminata in fase iniziale (basale) e 6 mesi dopo la perdita con due valutazioni: Structured Clinical Interview for Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders, quarta edizione, e Prolonged Grief Disorder interview. I risultati delle analisi nello studio pubblicato nel Journal of Clinical Oncology (leggi abstract originale) hanno evidenziato che i pazienti con cancro terminale, deceduti in unità di cura intensiva o in ospedale, hanno manifestato un livello di distress fisico ed emozionale superiore e una QoL di fine-vita inferiore (tutti p ≤ 0.03), rispetto ai pazienti che sono mancati a casa con assistenza di tipo hospice. Nei caregiver, i decessi in unità di cura intensiva sono stati associati a un aumentato rischio di disturbo da stress post-traumatico, rispetto a quelli avvenuti a casa con assistenza di tipo hospice (21.1% [4 di 19] vs 4.4% [6 di 137], adjusted odds ratio [AOR] 5.00, IC 95%: 1.26 – 19.91; p = 0.02), dopo aggiustamento per malattie psichiatriche preesistenti. Analogamente, i decessi in ospedale sono stati associati ad aumentato rischio di disturbo da lutto prolungato (21.6% [8 di 37] vs 5.2% [4 di 77], AOR 8.83, IC 95%: 1.51 – 51.77; p = 0.02) nei caregiver, rispetto a quelli che assistevano i congiunti a casa in programma di hospice. Secondo gli autori, interventi atti a ridurre l’ospedalizzazione dei malati terminali o a incrementare l’utilizzo dell’assistenza domiciliare specialistica di cure palliative possono migliorare la QoL dei pazienti terminali e minimizzare il distress legato alla perdita nei caregiver.
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