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30 Novembre 2010

LA NEFRECTOMIA PER CANCRO AL RENE O DONAZIONE QUALE FATTORE DI RISCHIO DI DISFUNZIONE RENALE

Il carcinoma renale non è di per sé fattore di rischio indipendente per il deterioramento della funzione renale, ma porta a un danno d’organo più accentuato della donazione. Il profilo di sicurezza della donazione di rene a lungo termine non è paragonabile alla disfunzione renale che si sviluppa dopo nefrectomia per cancro renale. Ricercatori francesi hanno valutato se l’indicazione di nefrectomia (per cancro al rene o donazione da vivente) fosse un fattore di rischio indipendente per il deterioramento della funzione renale. Tra il 1985 e il 2008, 124 pazienti con carcinoma renale localizzato, che rientravano nei criteri per la donazione da vivente, sono stati sottoposti a nefrectomia radicale (gruppo 1) presso la divisione Necker, Hôpital Européen Georges Pompidou di Parigi. Questo gruppo è stato poi retrospettivamente comparato con 124 nefrectomie consecutive per donazione da vivente (gruppo 2) eseguite tra il 2004 e il 2008. La valutazione della funzione renale è stata condotta prima della procedura chirurgica e dopo 1, 2, 3 e 4 anni attraverso la stima della velocità di filtrazione glomerulare con modificazione della dieta nella malattia renale (Modification of Diet in Renal Disease, MDRD-eGFR) e le formule di Cockroft e Gault (CG-eGFR). La regressione logistica multivariata ha incluso le caratteristiche dei pazienti e l’indicazione per la nefrectomia quali fattori predittivi di deterioramento della funzione renale. Nello studio pubblicato su Urologic Oncology (leggi abstract originale) la diminuzione media di MDRD-eGFR era del 30.4% e del 32.4% nel gruppo 1 e 2, rispettivamente (p = 0.30). La prevalenza di malattia renale cronica, definita da un MDRD-eGFR < 60 mL/min/m2, è aumentata da 42.3% a 71% nel gruppo 1 e da 41.6% a 56% nel gruppo 2, in periodi diversi (p = 0.073). La prevalenza di malattia cronica renale a 4 anni, definita da un MDRD-eGFR < 45 mL/min/m2, era significativamente aumentata nel gruppo 1 rispetto al gruppo 2 (16.2% e 5.3%, rispettivamente; p < 0.005). L’analisi di regressione lineare ha evidenziato solo la funzione renale basale e l’età del paziente quali fattori predittivi di una riduzione significativa della funzione renale post-operatoria (p < 0.001 e p = 0.04). Secondo gli autori, quindi, il carcinoma renale non rappresenta un fattore di rischio indipendente di alterazione della funzione renale dopo la nefrectomia. I pazienti selezionati con tumore al rene e bassa morbilità sono soggetti alla stessa percentuale di deterioramento della funzione renale (30% in media) rispetto ai donatori viventi, ma una più bassa funzione basale può sfociare in aumentato rischio di malattia renale cronica.
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