giovedì, 30 giugno 2022
Medinews
12 Giugno 2012

LA LUNGHEZZA DELLO STENT INFLUISCE SULLA PROGNOSI DOPO ANGIOPLASTICA

In alcuni studi clinici randomizzati, la lunghezza in mm degli stent a rilascio di farmaco, impiantati mediante intervento di angioplastica, è stata associata ad eventi clinici avversi. Per verificare e analizzare nel dettaglio tale rilievo, l’équipe del St. Joseph’s Hospital di Syracuse, negli Usa, ha utilizzato i dati dal Registro EVENT. Sono stati selezionati più di 5.400 pazienti (5.425) consecutivi ai quali era stata praticata l’angioplastica per la cura di un unico vaso per indicazioni non di emergenza dal 2004 al 2007. L’associazione tra la lunghezza dello stent applicato e gli esiti a breve e lungo termine è stata analizzata in 4 categorie (stent <15 mm, da 15 a 19, 20 a 24, e >24 mm). All’inizio dello studio venivano rilevate differenze di scarsa entità delle caratteristiche dei pazienti tra le categorie considerate. A 1 anno si registrava un aumento graduale di eventi avversi cardiaci maggiori (tasso composito di morte, infarto miocardico e rivascolarizzazione della lesione target) all’aumentare della lunghezza dello stent applicato (8%, 10,1%, 11,8% e 14,8%, rispettivamente per le 4 classi di stent considerati) e un rapporto di crescita simile rispetto alla sola rivascolarizzazione della lesione target (3%, 3,1%, 3,3% e 5%). Dopo correzione delle classi di pazienti per le loro differenti caratteristiche demografiche, cliniche, angiografiche e di trattamento prescritto, la lunghezza maggiore dello stent in mm è rimasta associata ad 1 anno a più frequenti eventi avversi cardiaci maggiori (tasso hazard corretto: 1,17 per 10 mm di aumento della lunghezza dello stent) e rivascolarizzazioni (tasso di 1,20 per 10 mm), ma senza registrare aumenti delle trombosi dello stent. In conclusione, l’analisi conferma che la maggiore lunghezza degli stent è associata nella pratica clinica quotidiana ad aumento degli eventi avversi, degli infarti miocardici prevalentemente periprocedurali e anche delle rivascolarizzazioni della lesione target.

American Journal of Cardiology
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